Giovani, linguaggi e nuove comunità del vino: la visione di Federica Fina tra Generazione Next e accoglienza in cantina

Raccontare il vino ai ventenni non è una missione impossibile: è una grande occasione. È questo il punto di partenza dell’intervista con Federica Fina, che grazie al suo lavoro nel mondo dell’enoturismo ha osservato da vicino una generazione spesso considerata distante dal vino, ma in realtà curiosa, attenta e sorprendentemente recettiva, se coinvolta nel modo giusto. Secondo Federica, la chiave è semplice e allo stesso tempo impegnativa: parlare la loro lingua, avvicinarsi ai loro interessi senza rinunciare alla qualità dell’informazione. Un linguaggio immediato, fresco, capace di mantenere alta l’attenzione e di rendere l’esperienza più gioiosa, senza scadere nella superficialità. Una sfida che, a suo dire, restituisce energia anche a chi la mette in pratica: “Ritorni un po’ ventenne anche tu”. Il tema dell’accoglienza torna più volte nel suo racconto. Accogliere i giovani non è solo un’opportunità, ma un dovere per chi produce vino, perché significa educare al consumo consapevole, dare strumenti per distinguere tra bere e degustare, trasmettere la cultura del calice in modo naturale e coinvolgente.

Eppure, osserva Federica, per parlare ai giovani non basta parlare di giovani: devono essere i giovani stessi ad assumere un ruolo centrale nella comunicazione. Il mondo del vino, infatti, considera ancora “giovani” gli under 40, ma è dai ventenni veri, quelli immersi nei nuovi linguaggi e nelle nuove dinamiche digitali, che dovrebbero arrivare impulsi e codici narrativi in linea con i tempi.

Da qui nasce Generazione Next, un progetto che Federica segue da vicino e che oggi è diventato realtà all’interno di Assovini Sicilia. Una squadra di produttori under 40 cresciuti letteralmente tra le vigne, con l’obiettivo di rinnovare il linguaggio del vino e renderlo più vivace, più autentico, meno ingessato. Perché—lo ammette con grande sincerità—spesso chi è del settore si annoia dei propri stessi racconti. Serve trasparenza, verità, e soprattutto una visione collettiva che unisca ventenni e trentenni in un dialogo continuo. L’intervista si spinge poi su un terreno inatteso: il coinvolgimento dei più piccoli. Federica racconta come, nelle sue attività di enoturismo, coinvolgere famiglie con bambini sia spesso il momento più bello. La sua filosofia è chiara: mai isolare i bambini con un foglio da colorare, ma inserirli nell’esperienza, renderli partecipi, farli sentire parte di ciò che vivono i genitori. Le domande, i piccoli giochi, la curiosità spontanea: è da lì che nasce una relazione profonda, talvolta sorprendente. “Sai Kika, voglio fare il tuo lavoro”, le dicono spesso.

Ed è proprio questa partecipazione attiva che porta i più piccoli a raccontare l’esperienza una volta tornati a casa, diventando inconsapevoli ambasciatori della cantina e del territorio. In chiusura, Federica lancia un messaggio che sintetizza perfettamente il senso della sua visione: non abbandoniamo i giovani, non abbandoniamo i giovanissimi. Coinvolgerli oggi significa costruire una comunità del vino più consapevole, inclusiva e capace di guardare avanti. E l’invito finale è un impegno reciproco: ritrovarsi a Marsala, terra che per lei è casa e laboratorio di nuove idee. È lì che questo dialogo con il futuro potrà continuare, tra vigne, storie e nuove generazioni in cammino.

Facebook
Telegram
WhatsApp
Email
Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

Leggi anche...

No Content Available