Dal 7 al 13 settembre Piazza di Siena ospiterà la 23ª edizione di Vinòforum. Emiliano De Venuti racconta come è cambiato uno degli appuntamenti simbolo dell’enogastronomia romana e perché il futuro del vino passa dalla cultura, dalla comunicazione e da un pubblico sempre più ampio.
Ventitré edizioni non sono soltanto un numero. Sono il segno di un progetto che ha saputo attraversare oltre due decenni di cambiamenti senza perdere la propria identità, anzi rafforzandola. Vinòforum torna dal 7 al 13 settembre nella cornice di Piazza di Siena, confermando la sede inaugurata lo scorso anno e rilanciando un percorso che punta a rendere Roma sempre più protagonista del panorama enogastronomico nazionale.
Per Emiliano De Venuti, fondatore e anima della manifestazione, la crescita dell’evento non si misura soltanto nei numeri.
«Le edizioni aumentano e vanno di pari passo con il bianco della mia barba», scherza. Ma dietro la battuta c’è la consapevolezza di aver accompagnato Vinòforum in una fase di profonda evoluzione. Una svolta che, secondo Emiliano, è iniziata con il trasferimento al Circo Massimo e oggi trova nella sede di Piazza di Siena la propria naturale maturazione.
L’obiettivo è chiaro: trasformare Vinòforum in un appuntamento capace di parlare non soltanto a Roma, ma a tutta Italia.
«Vogliamo far capire che nella Capitale esiste un evento di grande portata, un luogo dove per una settimana si raccontano davvero il vino, il cibo e i territori italiani. Vinòforum vuole essere il punto d’incontro di tutto il comparto enogastronomico.»
Una crescita che non è passata inosservata nemmeno alle istituzioni. Negli ultimi anni la presenza di consorzi, regioni ed enti territoriali è diventata sempre più significativa.
«Quando un evento riesce a mettere al centro il racconto dei territori, è naturale che le istituzioni vogliano farne parte. Oggi molti consorzi e molte Regioni scelgono Vinòforum perché rappresenta un contenitore credibile nel quale valorizzare le proprie eccellenze.»
Ma se c’è una parola che ricorre più spesso nel racconto di Emiliano è contenuti. In un’epoca dominata da visualizzazioni, algoritmi e numeri, Vinòforum sceglie una strada diversa.
«Oggi non contano soltanto i numeri. Conta la qualità di ciò che racconti. I contenuti sono quelli che permettono di raggiungere davvero le persone interessate. È su questo che stiamo investendo sempre di più.»
Per questo motivo l’edizione 2026 sarà accompagnata da un lavoro ancora più intenso sulla produzione e sulla diffusione di contenuti dedicati al vino, alla gastronomia e ai territori, con l’obiettivo di trasformare l’evento in una piattaforma culturale oltre che esperienziale. Anche la comunicazione sta cambiando.
Ogni anno il linguaggio viene ripensato per intercettare un pubblico più ampio, capace di coinvolgere non soltanto gli appassionati, ma anche chi non ha mai avuto un rapporto diretto con il vino. Secondo Emiliano, il settore sta vivendo un momento di trasformazione che non va letto con pessimismo.
«Non parlerei di crisi. Parlerei di evoluzione. Cambia il rapporto con il vino, cambia l’approccio all’alcol, soprattutto tra le nuove generazioni. Il nostro compito è spiegare che il vino non va demonizzato, perché rappresenta cultura, territorio, convivialità e consumo consapevole.»
Una riflessione che riguarda inevitabilmente anche le aziende.
Se il mercato cambia, cambiano anche gli strumenti con cui si costruisce il rapporto con il consumatore.
«Oggi non basta più puntare sulla quantità. Bisogna lavorare sulla qualità della relazione con il pubblico, sulla capacità di far comprendere il valore del proprio prodotto. È un passaggio importante che richiede creatività, attenzione e capacità di innovare.»
Per Emiliano quello che il settore sta vivendo è un vero cambio di paradigma.
«Come tutte le fasi di cambiamento, richiede inventiva e capacità di adattarsi. Ma io lo considero un momento positivo, che aspettavamo da tempo.»
Sul piano dell’esperienza, invece, Vinòforum conferma il format che negli ultimi anni ha raccolto il favore del pubblico. Le porte si apriranno ogni sera dalle 19 alle 24, con un’offerta gastronomica ancora più ampia rispetto al passato.
«Il vino trova la sua espressione migliore a tavola. Per questo abbiamo voluto rafforzare ulteriormente la proposta food, così che Vinòforum diventi sempre più una serata completa, dove degustazione, cucina e convivialità convivono in modo naturale.»
Dal 7 al 13 settembre, dunque, Piazza di Siena tornerà a trasformarsi nel grande salotto del vino romano. Ma, ascoltando Emiliano De Venuti, appare evidente come l’ambizione di Vinòforum oggi vada ben oltre l’organizzazione di un grande evento: diventare uno spazio capace di raccontare l’evoluzione del vino italiano, dei suoi territori e del modo in cui le persone scelgono di viverlo




















