C’è stato un tempo in cui il vino rosato occupava uno spazio marginale nelle carte dei vini e nelle conversazioni degli appassionati. Oggi non è più così. Il rosé ha conquistato una propria identità, ha smesso di essere percepito come una via di mezzo tra bianco e rosso e si è trasformato in una delle espressioni più contemporanee del vino. Un cambiamento che sarà protagonista anche della quindicesima edizione di Bererosa, in programma giovedì 2 luglio nella suggestiva cornice di Villa Appia Antica a Roma.
Tra alberi secolari, testimonianze archeologiche e uno degli scenari più affascinanti della capitale, oltre 120 etichette provenienti da tutta Italia saranno protagoniste di una grande degustazione che, negli anni, è diventata molto più di un semplice banco d’assaggio. Dalle 17 alle 23, appassionati, operatori del settore e giornalisti avranno l’opportunità di attraversare idealmente la Penisola attraverso le molteplici interpretazioni del vino rosa, scoprendo territori, vitigni e stili produttivi sempre più diversi e identitari.
Se il successo della manifestazione è ormai consolidato, altrettanto interessante è osservare come sia cambiato il pubblico che vi partecipa. Bererosa rappresenta infatti un osservatorio privilegiato sulle nuove modalità di consumo del vino e sul rapporto che le giovani generazioni stanno costruendo con il calice.
“Da quindici anni incontriamo migliaia di persone e abbiamo assistito a una crescita costante della presenza degli under trenta”, racconta Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini. Un dato che non sorprende se si osservano le tendenze internazionali: mentre il consumo globale di vino registra una contrazione, i rosati mostrano una capacità di tenuta superiore rispetto ad altre tipologie, conquistando progressivamente spazi che un tempo appartenevano quasi esclusivamente ai vini rossi.
Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. Il vino rosato sembra infatti interpretare con naturalezza alcuni dei valori che caratterizzano la Generazione Z: la ricerca di momenti di condivisione, un approccio più consapevole al consumo e il desiderio di vivere il vino come esperienza sociale prima ancora che come esercizio tecnico. Non è un caso che alcune importanti denominazioni italiane stiano guardando con crescente interesse a questa tipologia, riconoscendone il potenziale e il ruolo sempre più rilevante all’interno del mercato.
In questo scenario Bererosa continua a svolgere una funzione importante: raccontare l’evoluzione di una categoria che ha ormai superato i pregiudizi del passato e che oggi rappresenta una delle chiavi di lettura più interessanti per comprendere il presente e il futuro del vino.
Accanto alle degustazioni non mancherà l’offerta gastronomica, pensata per accompagnare i calici con proposte di qualità e momenti di convivialità all’aria aperta. Dai salumi di Sei Colli alle pizze di Sfornaio, passando per i fritti della Bottega dell’Oliva Ascolana, i grissini Vitavigor e una selezione di oli extravergine proposta da Olives Road. A completare l’esperienza sarà anche la presenza di Cosmic Crisp, che porterà abbinamenti originali, una speciale drink list e alcune installazioni scenografiche pensate per rendere ancora più coinvolgente una serata che celebra il lato più contemporaneo del vino italiano.




















