Merano WineFestival Calabria, il vino calabrese convince nel bicchiere e guarda ai mercati esteri

Sei calici allineati sul tavolo. Tre contengono Gaglioppo, tre Barolo. Nessuna etichetta. Nessun indizio. Solo il vino e chi è chiamato a interpretarlo.

La degustazione è alla cieca e, quando arrivano le risposte, una certezza comincia a incrinarsi: riconoscere con sicurezza quali bicchieri contengano Gaglioppo e quali Barolo si rivela molto meno semplice di quanto molti immaginassero. Non era una sfida tra territori né un tentativo di stabilire vincitori. L’obiettivo della masterclass organizzata nell’ambito della seconda edizione di Merano WineFestival Calabria – Essenza del Sud era un altro: mettere a confronto, senza pregiudizi, due grandi vitigni italiani e osservare che cosa accade quando a parlare è soltanto il bicchiere.

Il confronto ha fatto emergere elementi tanto inattesi quanto tecnicamente coerenti. Tannino, eleganza, profondità, struttura e una potenza mai muscolare sono stati alcuni dei tratti condivisi emersi durante l’assaggio. A questi si è aggiunta una diversa espressione della solarità: figlia di condizioni climatiche opposte, ma capace di tradursi, nelle interpretazioni più riuscite di entrambi i vitigni, in vini di notevole equilibrio. Il messaggio della degustazione non era dimostrare che il Gaglioppo possa diventare un Nebbiolo. Semmai il contrario: mostrare come il grande rosso autoctono della Calabria abbia ormai raggiunto una maturità tale da sostenere confronti di questo livello senza rinunciare alla propria identità.

È probabilmente questa la fotografia più nitida lasciata dalla seconda edizione di Merano WineFestival Calabria – Essenza del Sud. Una manifestazione che, rispetto all’esordio dello scorso anno, sembra aver compiuto un passo in avanti, spostando il racconto dalla necessità di promuovere un territorio alla volontà di misurarne concretamente il livello qualitativo.

La stessa impressione è arrivata dalla masterclass dedicata ai bianchi di Calabria, forse la degustazione che più di ogni altra ha restituito la ricchezza di un patrimonio ancora poco conosciuto. Dal Mantonico al Pecorello, passando per il Greco bianco (Guardavalle), la Guarnaccia bianca, lo Zibibbo e il Greco Bianco di Bianco, è emerso un mosaico di vitigni autoctoni e identitari capaci di esprimere interpretazioni molto diverse tra loro, accomunate però da precisione aromatica, tensione acida, freschezza e una marcata impronta territoriale. Un percorso che ha mostrato come la Calabria non possa più essere raccontata soltanto attraverso i suoi grandi rossi e il Gaglioppo, ma disponga oggi di un patrimonio di vini bianchi in grado di rappresentare una delle espressioni più dinamiche e interessanti dell’enologia regionale.

Se la qualità dei vini è stata il filo conduttore delle degustazioni, la novità più significativa dell’edizione 2026 è arrivata però dal fronte commerciale. Per la prima volta Merano WineFestival Calabria ha infatti dedicato un’intera giornata esclusivamente al networking professionale attraverso il Buyers’ Club, coinvolgendo dieci operatori provenienti da nove Paesi – Stati Uniti, Brasile, Polonia, Svizzera, Germania, Svezia, Regno Unito, Danimarca e Lettonia – che hanno dato vita a circa 150 incontri B2B con le aziende presenti.

Un dato che racconta un cambiamento di prospettiva. Se fino a pochi anni fa la priorità era far conoscere il vino calabrese, oggi l’obiettivo diventa trasformare la credibilità conquistata nel bicchiere in opportunità commerciali sui mercati internazionali. L’internazionalizzazione, in altre parole, non rappresenta più soltanto un’ambizione, ma una direzione concreta di sviluppo.

Con circa 3.000 presenze complessive distribuite nelle quattro giornate tra Melissa, Cirò e Cirò Marina, la manifestazione conferma i numeri della prima edizione e consolida un format che punta a tenere insieme divulgazione, degustazione e business.

Il programma si è aperto venerdì 5 giugno alla Torre Aragonese di Melissa con il convegno “Identità Calabria e potenziale per il futuro”, al quale hanno partecipato Helmuth Köcher, fondatore di Merano WineFestival, la direttrice generale di Arsac Fulvia Michela Caligiuri, il presidente del Consorzio DOC Cirò e Melissa Carlo Siciliani e i sindaci di Melissa, Cirò e Cirò Marina, Luca Mauro, Mario Sculco e Mariagrazia Panebianco. Un momento di confronto dedicato alla storia millenaria della viticoltura calabrese, alla sua biodiversità e alle prospettive di crescita del comparto.

Sabato il centro storico di Cirò ha accolto migliaia di visitatori per lo Street Wine & Food Festival, trasformandosi in un itinerario tra otto isole dedicate al vino, le proposte gastronomiche degli chef del territorio, la masterclass “Magna Grecia Metodo Classico”, talk dedicati ai mercati internazionali e momenti di intrattenimento che hanno animato il borgo per tutta la giornata.

Le giornate di domenica e lunedì si sono invece svolte a Borgo Saverona, dove 125 aziende dei comparti wine, food, spirits e beer hanno animato i banchi d’assaggio. Accanto alle degustazioni hanno trovato spazio lo showcooking dello chef Nino Rossi del ristorante Qafiz (1 stella Michelin) e le proposte dell’Associazione Regionale Cuochi Pittagorici, che hanno valorizzato alcuni dei prodotti simbolo dell’agroalimentare calabrese, dal baccalà al maialino nero, dal pecorino alla pasta fresca fino allo spezzatino di podolica.

«Questa seconda edizione di Merano WineFestival a Cirò conferma la bontà di un percorso iniziato lo scorso anno. Il vino calabrese esprime al meglio un mosaico unico: la forza di un territorio straordinario e la biodiversità di una viticoltura autoctona capace di reggere il confronto con le grandi realtà nazionali e internazionali» ha dichiarato Helmuth Köcher, patron di Merano WineFestival.

Per l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, «Merano WineFestival Calabria si conferma un palcoscenico straordinario, capace di accendere i riflettori sull’accresciuta qualità dei nostri vini e sul felice ricambio generazionale in atto, guidato da tanti giovani e donne. Attraverso la promozione del settore vitivinicolo e agroalimentare la Calabria riesce a valorizzare anche il territorio».

Sulla stessa linea Fulvia Michela Caligiuri, direttrice generale dell’Arsac: «Manifestazioni di questo livello sono cruciali per valorizzare la vitivinicoltura calabrese e, in generale, il comparto regionale dell’agroalimentare. Questa seconda edizione di Merano WineFestival Calabria ha offerto una vetrina d’eccellenza e uno scenario di respiro internazionale in cui i produttori hanno potuto esprimere il valore e l’unicità delle loro produzioni».

 

Facebook
Telegram
WhatsApp
Email
Immagine di Donato Notarachille

Donato Notarachille

Scrivo di vino perché è il modo più diretto che conosco per raccontare luoghi, persone e storie senza separarli. Ogni bottiglia è un punto di partenza, raramente un punto di arrivo. Degusto con curiosità e senza idee preconcette, cercando di capire prima di giudicare. Sono giornalista professionista e sommelier FIS. Scrivo per il Gambero Rosso e per The Art of Wine e lavoro come consulente in comunicazione per aziende e realtà del settore. Continuo a studiare, ascoltare e raccontare, provando a restare aderente alle cose, senza complicarle più del necessario.

Leggi anche...

No Content Available