La mia giornata di battesimo ufficiale nel mondo delle degustazioni professionali con Vinodabere.it inizia quando la città è ancora avvolta nel sonno. Venerdì 19 dicembre, ore 5:30: la sveglia suona e l’adrenalina sostituisce la stanchezza. Esco di casa nel buio del mattino, mentre l’aria fredda pizzica le guance e nelle strade non c’è ancora nessuno.
Salgo sul primo regionale Prato–Firenze delle 6:30, con l’agitazione addosso e quella voglia di divertirmi che non mi fa stare più nella pelle.
A Firenze Santa Maria Novella mi attende l’Italo per Roma, e durante il viaggio, guardando il treno correre tra paesaggi che ancora si stiracchiano nel giorno, penso di star entrando in qualcosa di importante.
A Roma Termini mi accolgono Maurizio Gabriele di Wining.it e suo figlio Federico: sorrisi pronti, energia, e quella sensazione immediata di far parte di una squadra. Il tragitto verso il ristorante VII Coorte si trasforma in un giocoso giro turistico per l’amica toscana. Roma ha questa strana magia: ti prende per mano e ti fa sentire parte di lei. Sarà l’accento, sarà l’accoglienza, sarà che ogni angolo sembra voler raccontare una storia; fatto sta che, dopo pochi minuti, mi sembra di esserci nata.
Arrivati al ristorante, la scena che ci si para davanti è degna di un film e fa sorridere chi sa cosa significa una grande degustazione: l’auto di Maurizio Valeriani è carica oltre ogni limite, letteralmente stracolma di campioni di Brunello già coperti e numerati. Iniziamo così tutti a scaricare bottiglie senza sapere più dove metterle: tavoli pieni, banco di servizio invaso, persino il pavimento diventa un mosaico di vetro. Circa 60 campioni: 45 campioni di Brunello, undici Rosso di Montalcino (6 dell’annata 2024 e 5 dell’annata 2023) e quattro riserve 2020. Siamo dentro una tempesta di etichette, e ne sono euforica.
Quando ci sediamo mentre rimbalza fra noi un silenzio quasi rituale, capisco davvero dove mi trovo. Siamo ventisei professionisti: sommelier, critici, giornalisti, ristoratori. Un gruppo eterogeneo, ma accomunato dalla stessa tensione sensoriale. La degustazione è rigorosamente alla cieca, al punto che non sappiamo nemmeno l’annata dei vini che abbiamo nel calice. Mi guardo intorno e vedo e siamo tutti lì a testa bassa sui calici: Antonella Piga, Antonio Battisti, Antonio Ciotti, Daniele Moroni, Delia Giri, Emanuele Giannone, Federico Gabriele, Franco Santini, Gianmarco Nulli Gennari, Gianni Travaglini, Luca Matarazzo, Luca Sandulli, Maurizio Gabriele, Maurizio Valeriani, Michelangelo Fani, Paolo Carpino, Paolo Frugoni, Paolo Valentini, Paolo Zappitelli, Paula Clarke, Pino Perrone, Sara Calimari, Stefano Puhalovich, Raffaele Mosca, Roberto Alloi, Susanna Schivardi.
È come entrare in un’orchestra di nasi e palati allenatissimi.
I primi assaggi fluiscono con rispetto, poi aumentano, uno dopo l’altro. Sul tavolo si affastellano impressioni, appunti rapidi, confronti sussurrati. E poi arriva il momento che non dimenticherò: al quarantesimo assaggio mi sento improvvisamente un’eroina. Non solo per la resistenza — che comunque, garantisco, serve — ma perché comprendo di essere davvero dentro tutto questo, non più spettatrice, ma parte attiva, pensante, giudicante. È un brivido che non passa.
Il confronto tra le annate 2020 e 2021 è il cuore tecnico della giornata. Su 45 campioni totali la 2020 prevale sulla 2021 di appena 0,2 centesimi: una differenza infinitesimale che dimostra quanto entrambe le vendemmie abbiano saputo dire. Quattordici degustatori preferiscono la 2020 (me compresa), sette la 2021, cinque scelgono il pareggio. Voti distribuiti come pesi su una bilancia che traballa fino all’ultimo.
Tra i Brunello, ventuno etichette superano i 90 centesimi e conquistano la sala:
Maté Famiglia 2020
Sesti Castello di Argiano 2021
Fuligni 2020
Silvio Nardi 2021
Tenuta di Sesta 2021
Chiusa Grossa 2020
Collemattoni 2020
Greppone Mazzi Ruffino 2021
Corte dei Venti 2021
Mastrojanni 2020
Camigliano 2021
Fuligni 2021
Corte dei Venti 2020
Gorelli 2020
Pinino 2021
Fattoria dei Barbi 2020
Patrizia Cencioni (2021 e 2020)
Villa al Cortile 2021
Tenuta di Sesta 2020
Donatella Cinelli Colombini 2020
Tra i Rosso di Montalcino, invece, emergono con decisione Mastrojanni 2023, Collemattoni 2023 e Fattoi 2023.
Quando usciamo dal ristorante è già pomeriggio. Porto con me un misto di stanchezza e orgoglio. Ho iniziato la giornata all’alba, su un treno quasi vuoto, e la sto finendo con un bagaglio pieno di emozioni, appunti, sensazioni, e soprattutto con la certezza di aver appena varcato una soglia importante. È stato il mio battesimo del fuoco: un’infinità di calici, una città che accoglie, colleghi straordinari e una consapevolezza nuova. Rientro sapendo che questo mondo, raccontato con serietà, passione e umiltà, è davvero casa mia.




















