È con Antonio Paolini, nostra guida nella degustazione dedicata al dialogo tra Valpolicella e Parmigiano Reggiano, un appuntamento inserito nella campagna promozionale DOPera DOP, progetto europeo nato per valorizzare le eccellenze DOP e i territori che le rendono simbolo dell’Italia autentica.
Insieme ad Antonio, il racconto della Valpolicella si trasforma in una riflessione sul futuro del vino italiano: una ricerca di equilibrio, di trasparenza e di una nuova eleganza che non rinuncia alla complessità, ma sceglie la leggerezza come segno di maturità. Otto vini in degustazione — diversi per annata, suolo e interpretazione — hanno disegnato un mosaico di identità territoriali che oggi dialogano con il gusto contemporaneo.
Non più solo la terra dell’Amarone o del Ripasso, ma un territorio che riscopre la propria anima più autentica. Dietro ogni calice, la consapevolezza che la forza non sta più nella concentrazione o nel grado alcolico, bensì nella capacità di esprimere il paesaggio, la mano del produttore, la storia e la spontaneità delle uve autoctone. La nuova Valpolicella — suggerisce Paolini — è quella che sorride, che accompagna un piatto con naturalezza, che si lascia bere con piacere e senza eccessi.
La degustazione, realizzata in abbinamento con il Parmigiano Reggiano, ha mostrato quanto due mondi apparentemente lontani possano in realtà parlarsi la stessa lingua. Da un lato la sapidità e la profondità del formaggio, dall’altro la freschezza e la vibrazione dei rossi veronesi: un dialogo di consistenze, aromi e tempi di maturazione che si inseguono e si completano.
Antonio Paolini ci ricorda anche quanto sia importante il gesto del servizio: la temperatura, l’attesa, il rispetto del vino nel bicchiere. Piccole attenzioni che fanno la differenza e che raccontano la stessa cultura del “saper fare” che lega tutte le eccellenze DOP italiane.
Alla fine resta l’impressione di una Valpolicella in movimento, consapevole della propria eredità ma pronta a interpretarla con spirito nuovo. Un vino che ritrova il suo ritmo naturale, capace di unire la tradizione contadina e l’eleganza contemporanea. Una lezione che, come il Parmigiano Reggiano, parla di tempo, territorio e rispetto: le tre parole chiave che continuano a definire la qualità italiana nel mondo.




















