Il vino italiano regge l’urto della crisi globale: cresce la sostenibilità, cambiano i mercati

9,23 miliardi di euro: è questo il valore del vino certificato in Italia secondo l’Annual Report 2025 presentato da Valoritalia, che fotografa lo stato di salute del settore vitivinicolo italiano. Leader nazionale nella certificazione con 219 denominazioni d’origine (pari al 56% della produzione di vini di qualità), Valoritalia ha analizzato l’andamento del comparto negli ultimi cinque anni, mostrando come – pur in uno scenario internazionale complesso – il vino italiano si confermi solido, competitivo e in evoluzione.

Nel 2024 sono state immesse sul mercato 2,019 miliardi di bottiglie, un dato in leggero calo sul 2023 (-0,46%) ma comunque superiore alla media del quinquennio (+1,4%). Rispetto al 2019, l’anno pre-pandemia, si parla di oltre 110 milioni di bottiglie in più: numeri che raccontano una filiera capace di adattarsi e consolidarsi anche in tempi difficili.

Le denominazioni: crescono le DOC, frenano IGT e DOCG
Nel dettaglio, il report evidenzia una crescita delle DOC (+2,7%), che rappresentano il 58% del totale certificato. In calo le IGT (-6,3%) e le DOCG (-2,3%), queste ultime in flessione ormai da tre anni. Il trend dei consumi segna la flessione dei vini rossi (-6,8%) e la crescita costante delle bollicine (+5%), sempre più amate dai consumatori italiani e internazionali.

Il mercato si sta progressivamente riallineando alla domanda reale – spiega Giuseppina Amodio, Direttrice Operativa di Valoritalia – e oggi la competitività di una denominazione non si basa più solo sul valore storico, ma sulla sua capacità di parlare a un pubblico in evoluzione, che cerca versatilità, autenticità e identità”.

Disparità strutturali e riforma consortile
Uno degli aspetti più rilevanti messi in luce dal report riguarda la forte disparità all’interno del sistema delle denominazioni: le prime 20 rappresentano da sole l’86% dell’imbottigliato, mentre ben 139 denominazioni non superano complessivamente l’1,4%. Allo stesso modo, solo il 12% delle aziende supera i 50 milioni di euro di fatturato.

Secondo Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, “questa frammentazione richiede un ripensamento della struttura consortile. Serve una riforma volontaria che metta in condizione anche le piccole denominazioni di svolgere al meglio le funzioni fondamentali: tutela, promozione e valorizzazione”.

Il nodo dei dazi USA e il nuovo asse con il Canada
L’incertezza legata ai possibili dazi statunitensi ha già avuto effetti concreti: nei primi mesi del 2025 si è registrato un calo del 3,3% negli imbottigliamenti. In risposta, molte cantine italiane stanno diversificando i mercati, guardando con interesse a Regno Unito, Giappone e soprattutto al Canada.

Proprio sul Canada si è concentrata l’indagine realizzata da Nomisma Wine Monitor per Valoritalia, che ha coinvolto oltre 2.000 consumatori e 147 aziende italiane esportatrici. Risultato? Il vino italiano è il più amato in Canada, scelto dal 51% dei consumatori tra le etichette straniere, con importazioni pari a 442 milioni di euro. Se in Italia l’origine del vino è la leva principale per l’acquisto, in Canada contano di più brand e riconoscibilità della cantina.

I nuovi trend: sparkling, low alcol, sostenibilità
Lo studio ha rilevato anche una convergenza sui nuovi trend di consumo: sparkling wine e vini a bassa gradazione alcolica sono in crescita in entrambi i mercati (apprezzati dal 70% e dal 65% dei consumatori), mentre in Canada si assiste anche a un forte interesse per i rosé e per la mixology, considerata una tendenza in crescita dal 74% degli intervistati (contro il 56% degli italiani).

Ma ciò che unisce Italia e Canada è la crescente attenzione verso la sostenibilità: l’81% dei consumatori italiani e il 74% dei canadesi ritengono le certificazioni green un elemento prioritario nella scelta d’acquisto. Un dato che trova riscontro anche nel comportamento delle imprese italiane: il 42% ha già adottato pratiche sostenibili e il 26% è certificato secondo uno standard ambientale.

Certificazioni e futuro: il green surclassa il biologico
In un momento in cui la percezione di instabilità pesa sulle scelte delle imprese – ha commentato Denis Pantini di Nomisma – il ruolo delle certificazioni si conferma centrale. La sostenibilità, più ancora del biologico, è oggi il driver di maggiore successo potenziale. E se i vini a bassa gradazione alcolica sono in ascesa, quelli dealcolati non sembrano ancora raccogliere lo stesso consenso”.

In sintesi, l’Annual Report 2025 di Valoritalia racconta un vino italiano resiliente, che si rafforza nei suoi punti di forza ma che è chiamato a ripensare la propria organizzazione, a puntare su mercati alternativi e a investire con decisione su sostenibilità e certificazioni. Perché il futuro si giocherà – sempre di più – sulla fiducia dei consumatori e sulla capacità del settore di evolversi senza perdere identità.

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