Chianti Classico Collection 2026: il ritorno alla finezza secondo Antonio Paolini

Tra annate diverse e una denominazione sempre più consapevole, il Chianti Classico si racconta alla Collection 2026 con vini più eleganti e bevibili.

Alla Chianti Classico Collection 2026 l’impatto visivo è immediato. Una distesa impressionante di bottiglie, file interminabili di etichette, produttori arrivati da tutto il territorio del Gallo Nero. Un vero e proprio “Frecciarossa” di vini, come lo definisce Antonio Paolini, che rende bene l’idea della dimensione raggiunta da questa manifestazione.

L’organizzazione, imponente come sempre, accompagna una degustazione che diventa quasi un viaggio nel tempo: diverse annate, differenti interpretazioni, Chianti Classico, Riserva, Gran Selezione. Ogni produttore porta spesso più vini, talvolta più annate, offrendo uno spaccato estremamente ricco della denominazione.

Secondo Paolini, il primo sguardo alle annate presentate restituisce un’immagine molto interessante del momento che il Chianti Classico sta vivendo.

«La 2024 è un’annata che in qualche modo ci riporta a casa», racconta. «Ci riporta alla memoria vini con una grana più sottile, più fine, più elegante e più fresca. Sono vini che invogliano a portarsi a casa le bottiglie con più facilità».

Un ritorno, dunque, a una certa idea di bevibilità. Un concetto che negli ultimi anni è tornato con forza nel dibattito sul vino, anche come reazione a una fase caratterizzata da stagioni molto calde e da vini più muscolari.

«È proprio quel concetto di bevibilità che tutti stiamo inseguendo», prosegue Paolini, «e di cui forse abbiamo anche un po’ nostalgia dopo gli anni della grande forza estrattiva e del grande caldo».

Diverso il discorso per la 2023, annata segnata da temperature elevate. Eppure proprio qui emerge uno degli aspetti più interessanti del Chianti Classico contemporaneo: la crescente consapevolezza dei produttori.

«La 2023 dimostra quanto sia cresciuta la capacità dei produttori di gestire le difficoltà», spiega Paolini. «Hanno affrontato bene un’annata complicata, così come hanno saputo interpretare la 2024, che invece riporta maggiore equilibrio e armonia».

Il risultato complessivo è una denominazione che continua a crescere, sia dal punto di vista qualitativo sia da quello della consapevolezza stilistica. Il Chianti Classico sembra oggi sempre più capace di esprimere un’identità riconoscibile, un vero e proprio “sound” territoriale.

«Il Chianti Classico continua a migliorare», osserva Paolini. «E anche le nuove realtà che stanno entrando nella denominazione – spesso investitori internazionali – stanno portando risorse e visione che permettono al territorio di crescere ulteriormente».

In questo contesto, la 2024 appare come un’annata dal sorriso largo. Un’annata capace di riportare entusiasmo e immediatezza nel bicchiere.

«È un’annata con il sorriso più facile», conclude Paolini. «E in questo momento ci serve: serve a riportare le persone a bere vino buono, vino giusto, proprio mentre il vino deve confrontarsi con tante sirene poco amiche che incontriamo lungo la strada».

Alla Chianti Classico Collection, dunque, non si celebra soltanto una denominazione storica. Si racconta anche un momento di evoluzione, in cui eleganza, freschezza e bevibilità tornano al centro del racconto del vino. Un ritorno “a casa” che potrebbe rappresentare una delle chiavi del futuro del Chianti Classico.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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