Condivido qui su Wining.it la mia prima esperienza Sudafricana da neo-enologo italiano, fatta da Saronsberg Cellar…
La prima sensazione che ho provato arrivando in Sudafrica è stata lo stupore. Non tanto per un singolo luogo, ma per la varietà incredibile dei paesaggi. È un territorio che cambia volto continuamente: nel giro di pochi chilometri puoi passare da un panorama quasi boschivo a uno più montano, fino ad arrivare alla spiaggia. È una successione di scenari che non smette di sorprendere.

Credo che il momento in cui ho capito davvero di essere dall’altra parte del mondo non sia stato qualcosa di solenne o particolarmente studiato. È arrivato in modo molto semplice, quasi quotidiano: quando ho assaggiato per la prima volta l’antilope, quando ho provato la carne secca locale e soprattutto quando ho iniziato a sentire parlare l’afrikaans. In quel momento ho realizzato davvero di trovarmi molto lontano da casa.
Sono arrivato qui per vivere un’esperienza di vendemmia presso Saronsberg, una cantina situata nella valle di Tulbagh, una delle aree vitivinicole più affascinanti del Western Cape. Fin dai primi giorni ho capito che questa esperienza non sarebbe stata solo tecnica, ma anche umana.
Uno degli aspetti che mi ha colpito subito è il ritmo della vita e del lavoro. Si lavora molto, come accade in ogni vendemmia, ma allo stesso tempo ho avuto la sensazione che ci fosse più spazio per vivere. Il fine settimana, ad esempio, di norma non si lavora. È uno stile che, per certi versi, mi sembra più equilibrato rispetto a quello a cui siamo abituati in Italia.
Ma forse la differenza più interessante riguarda il modo in cui viene vissuto il rapporto tra le persone che lavorano in cantina. Ho trovato una grande attenzione verso il dipendente: non sei semplicemente qualcuno che svolge il suo compito, ma parte di una squadra. Viviamo tutti insieme, condividiamo la quotidianità della vendemmia, e questo crea un senso di gruppo molto forte.
Anche il paesaggio vitivinicolo è diverso da quello europeo. Qui lo spazio domina tutto. Il territorio è meno collinare rispetto a molte zone italiane e questo permette allo sguardo di spaziare su distese di vigneti molto ampie. In alcuni punti sembra quasi di non vedere la fine dei filari. Anche il rapporto tra vigneto e natura cambia. Il clima è più arido e l’irrigazione è una pratica molto diffusa. Questo influisce inevitabilmente sul modo di gestire la vigna e sui problemi che si incontrano durante la stagione.

Le giornate in vendemmia iniziano presto. Molto presto.
La sveglia suona alle cinque del mattino. Arriviamo in cantina qualche minuto prima di iniziare, ci prendiamo un caffè insieme e poi partiamo con i controlli sugli zuccheri e con l’organizzazione delle attività della giornata. Il lavoro è scandito dalle priorità: alcune operazioni devono essere fatte subito, altre trovano spazio nei momenti liberi.
La prima attività che mi hanno affidato appena arrivato non è stata particolarmente poetica: spostare cassette. In fondo è un classico della vendemmia, ovunque nel mondo. Più che grandi rivelazioni tecniche, questa esperienza mi sta insegnando soprattutto piccoli dettagli. Non c’è stato un momento preciso in cui ho pensato di aver imparato qualcosa di completamente nuovo. È piuttosto un insieme di modi di lavorare diversi, di attenzioni differenti, di sfumature che arricchiscono quello che già conoscevo.
Dal punto di vista enologico qualche differenza emerge. In alcune realtà ho notato un approccio più manuale e una presenza del legno abbastanza evidente. Spesso c’è la tendenza a rendere i vini più rotondi, più morbidi, ma naturalmente tutto dipende molto dalla singola azienda.
Tra i vitigni con cui ho avuto modo di confrontarmi qui, uno in particolare mi ha incuriosito: il Pinotage. È una varietà simbolo del Sudafrica e per me è stato molto interessante lavorarci, anche perché prima non avevo mai avuto davvero occasione di farlo. Anche il Sauvignon Blanc mi ha colpito per alcune differenze evidenti rispetto a quello a cui ero abituato. Qui ho visto grappoli molto grandi, molto ricchi, anche grazie al sole e all’irrigazione. È stato affascinante osservare come lo stesso vitigno possa esprimersi in modo diverso a seconda del contesto.
La vita durante la vendemmia non è fatta solo di lavoro. Vivendo tutti insieme si crea un legame molto forte tra le persone. Ed è anche attraverso questi momenti che si entra in contatto con la cultura locale.
Una cosa che mi ha colpito molto è la reazione delle persone quando provi a dire qualche parola in afrikaans. Si divertono moltissimo, sorridono, si emozionano quasi. In fondo è qualcosa che succede anche in Italia quando uno straniero prova a parlare la nostra lingua.
Se dovessi riassumere il Sudafrica in tre parole, direi prima di tutto mozzafiato, per i paesaggi. Poi braai, il barbecue sudafricano, che qui è una vera istituzione. E infine stelle, perché il cielo notturno è qualcosa di incredibile: un cielo pieno di stelle come non ne avevo mai viste prima.
Quando penso a cosa porterò a casa da questa esperienza, non penso solo alle competenze tecniche. Sicuramente ci saranno amicizie che rimarranno, sparse per il mondo. E poi il ricordo della mia prima vera vendemmia con l’uva, un passaggio importante per chi vuole lavorare nel vino. Se un appassionato mi chiedesse perché vale la pena venire in Sudafrica, la risposta sarebbe semplice. Perché è una realtà diversa, e perché il vino è solo una parte del racconto. Qui le zone vitivinicole convivono con frutteti, con la produzione di sidro, con la birra. È un territorio ricco, dinamico, sorprendente.

E poi, a volte, vale davvero il viaggio anche solo per quello che si vede. Per quei paesaggi che, ogni giorno, continuano a ricordarmi quanto il mondo del vino possa essere vasto e pieno di scoperte.




















