“Vino buono ce n’è tanto e dappertutto. La cosa più bella è andare ad assaggiare e scoprire qual è il vino che ti parla davvero”. È così che Marco Zenato riassume il suo approccio al mondo del vino, fatto di curiosità, onestà e spirito critico. Perché la qualità, spiega, si riconosce con il tempo, con l’esperienza, ma anche con il cuore: “Se tu mi racconti un vino e lo racconti bene, forse quel vino diventerà ancora più buono. Perché la storia che mi hai trasmesso aggiunge valore al bicchiere”.
Un’idea semplice e potente, che dice molto di come Marco vive il suo mestiere e il rapporto con chi il vino lo produce e lo beve. Non a caso, durante la nostra chiacchierata, riemergono aneddoti dal passato che raccontano un mondo del vino fatto di relazioni vere, di fiducia e di rispetto reciproco. “Quello che rimpiango”, dice, “è il rapporto ancestrale tra venditore e acquirente: sguardi, strette di mano, pacche sulle spalle. Valevano più di qualsiasi contratto scritto”.
Marco ricorda con affetto le esperienze vissute con alcuni dei “vecchi” del mestiere, come il signor Campagnola, commerciante di Amarone e vini veronesi: “Quando veniva in cantina, mi diceva: ‘Marco, devo comprare tre cisterne di Soave Classico. Preparami i campioni’. Poi però aggiungeva: ‘Ti do 50 lire in più, ma adesso i vini andiamo ad assaggiarli in cantina’”. E così si girava tra i serbatoi, si assaggiava direttamente dalle vasche, e alla fine, con uno sguardo e una stretta di mano, l’accordo era fatto.
C’è anche un altro ricordo che fa sorridere e che racconta un’Italia del vino che sembra lontanissima: quella delle “tre messe” della domenica. “I commercianti venivano dalla città per comprare la Garganega, l’uva o il vino dei colli di Soave. La domenica mattina si faceva un piccolo ‘tour’ delle messe nei vari paesi: prima una messa presto in un borgo, poi un’altra e così via, fino alla messa delle 11:30. Usciti da chiesa, si incontravano i produttori e lì si facevano i contratti, a voce”. Un mondo che non esiste più, ma che Marco conserva come un ricordo bellissimo.
Oggi il vino è cambiato. Il mercato è più complesso, la filiera più strutturata. Ma certe esperienze restano, proprio come certi aromi che tornano nel bicchiere dopo anni: ricordi preziosi di un tempo in cui la parola e una stretta di mano bastavano a siglare un accordo. E forse, a ricordarci che il vino, in fondo, è soprattutto incontro e relazione.




















