Sapore di Mare, Sapore di Lugana:  il Sunset Tour incanta Follonica

Chi direbbe, guardando oggi i filari ordinati che corrono lungo la riva meridionale del Garda, che qui un tempo si stendeva la fitta Selva Lucana, foresta acquitrinosa popolata da palafitte? La Serenissima la trasformò in campi fertili, ma la vite qui era di casa già dai tempi di Catullo. Oggi il Lugana DOC, diviso tra Brescia e Verona, affonda le radici in suoli argillosi e calcarei che esaltano la voce della Turbiana, vitigno autoctono che trova qui la sua più autentica identità. È un’uva che richiede pazienza e cura, ma che sa donare bianchi dal respiro mediterraneo, capaci di coniugare freschezza, sapidità e longevità.

Cinque le tipologie previste dal disciplinare – dal base al Superiore, dalla Riserva alla Vendemmia Tardiva fino allo Spumante – ma il filo conduttore resta sempre la riconoscibile impronta di un territorio unico: mandorla, agrumi, fiori bianchi e una mineralità che richiama la pietra bagnata.

Dal 1967, anno di nascita della denominazione, il Consorzio Tutela Lugana DOC lavora per difendere e valorizzare questa eccellenza. Con comunicazione elegante, promozione mirata e una visione internazionale, ha portato il Lugana a farsi ambasciatore dell’arte di vivere italiana, capace di unire qualità e stile.

Per raccontare questa identità, il Consorzio ha ideato il “Lugana Sunset Tour”, un viaggio che porta il bianco del Garda sulle spiagge più suggestive della penisola. Dopo le tappe di Milano Marittima e Jesolo, il 7 settembre è stata la volta di Follonica, con il Marula Restaurant trasformato per una sera in una raffinata lounge sul mare.

Un evento che profumava di Riviera anni ’60: allestimenti minimali e colorati, grafiche retrò, un sottofondo musicale che sembrava evocare l’atmosfera di “Sapore di mare”. Con i piedi nudi nella sabbia, il bicchiere che brillava alla luce del tramonto su una magnifica luna rossa e il profumo del mare che si mescolava a quello dei calici, la degustazione è diventata un’esperienza multisensoriale.

Oltre 15 etichette di Lugana DOC hanno accompagnato tapas mediterranee create per l’occasione dalla cucina del Marula.

Eleganza, attenzione al dettaglio e freschezza: questi i tratti che hanno fatto brillare la serata, ricordando a tutti che il Lugana è non solo un vino, ma una way of life.

Difficile scegliere tra le quindici etichette assaggiate. Ognuna ha mostrato la ricchezza del Lugana: ogni vino riflesso del suo autore, del terroir e dell’annata. Ma quattro, più di altri, mi hanno colpito per finezza e personalità: ecco la mia top 4 della serata.

Pasini San Giovanni – “Sopravento” Lugana DOC 2024
Raffa (BS) – Colline moreniche, suoli argillosi della riva meridionale del Garda – 100% Turbiana – Biologico

Il colore si presenta in un giallo paglierino luminoso, con riflessi verdolini, che ricordano i riflessi del sole sulle acque del Garda.
Il naso è fragrante e complesso nella sua immediatezza: si apre su note di fior di sambuco e pera matura, seguite dalla freschezza agrumata del kumquat. Emergono sentori di fieno essiccato al sole e una decisa mineralità di pietra bagnata, mentre un accenno mediterraneo di timo accompagna la chiusura olfattiva con eleganza.

L’assaggio è armonico e succoso, di buon corpo, ma sempre sorretto da una tensione fresca e minerale che imprime dinamismo al sorso. La polposità del frutto incontra una vibrante acidità agrumata, che amplifica la scia sapida e conduce a un finale lungo, agrumato e salino, capace di lasciare la bocca pulita e il desiderio di un nuovo sorso.

Sopravento” è il Lugana nella sua veste più giovane e solare, simbolo di immediatezza ma anche di potenziale evolutivo: fragrante e dinamico in gioventù, capace di acquisire maggiore profondità con gli anni, senza mai perdere la sua vocazione mediterranea.

Un bianco sapido, minerale ed elegante, che porta nel calice la voce della Turbiana radicata sulle argille meridionali del Garda. È un vino che profuma d’estate, con la leggerezza del vento e il respiro del lago.

Tenuta Roveglia – “Limne” Lugana DOC 2024
Pozzolengo (BS) – suoli calcareo-argillosi – 100% Turbiana – vigne di 25–35 anni

Nel calice si mostra in un paglierino luminoso con riflessi dorati, vivo e brillante.
Il naso è poliedrico: si apre con la grazia di un campo di margherite in fiore a primavera, punteggiato da balsami di nepitella, mentre il respiro mediterraneo porta con sé salvia, timo, incenso selvatico ed elicriso. Il frutto gioca su più registri: da un lato la nespola e il lime, freschi e schietti, dall’altro la morbidezza di pesca bianca e pera. Con il tempo al calice, il vino rivela il suo volto più esotico, accennando timidamente ad ananas e maracuja, mai invadenti, ma eleganti.

Il sorso è deciso e vibrante, condotto da una acidità agrumata precisa che ricorda il mandarino cinese. La chiusura è sapida, lunga, marina, con ritorni fruttati e balsamici che ne prolungano l’eleganza.

Il “Limne” è il Lugana che coniuga energia e complessità, elegante e persistente, capace di raccontare la Turbiana in una veste vibrante, moderna ma profondamente radicata al territorio.

Zenato – “Santa Cristina” Lugana DOC 2024
Peschiera del Garda (VR) – Podere Massoni, vigneto storico – 100% Turbiana

Paglierino al calice, un incipit di macchia mediterranea che richiama il terroir del Lago di Garda, fa correre la mente ai suoi ulivi, limoni, mentre si apre in note di timo limonato ed elicriso, con tocchi fragranti di scorza di cedro, gelsomino e oleandro. Il frutto si muove tra pesca bianca, pompelmo e cedro, con un elegante accenno tropicale di ananas, sempre discreto, per chiudersi poi in eleganti richiami minerali di cipria.

L’assaggio è teso e fresco, guidato da un’acidità viva di lime che imprime ritmo al sorso. La sapidità sostiene e amplifica, accompagnando verso un finale lungo e raffinato, con richiami di pesca bianca e una chiusura leggermente ammandorlata, classica firma della denominazione.

Un Lugana che coniuga tradizione e freschezza, poliedrico nei profumi e nitido al gusto. È il bianco che accompagna con naturalezza un tramonto sul lago o sul mare, con la stessa eleganza senza tempo.

Tenuta Frontelago – Lugana DOC 2024
Sirmione (BS) – suoli morenici – 100% Turbiana – conduzione familiare

Nel calice si mostra in un verdolino tenue, delicato e luminoso.
Il naso è un sussurro di eleganza: sottile cipria, caprifoglio, scorza di cedro e pera si intrecciano con discrezione, senza mai sovrastare, in una trama olfattiva che conquista per misura e grazia.

Il sorso è armonico e raffinato, di grande scorrevolezza. La freschezza agrumata del lime incontra soffi mentolati che amplificano la sensazione di leggerezza. Il finale è sapido e persistente, capace di lasciare una scia lunga e sottile.

Si avverte tutta l’impronta delicata della Turbiana coltivata sui suoli morenici di Sirmione.

È il Lugana della sottigliezza e dell’equilibrio, che non cerca di stupire con potenza, ma si fa strada con eleganza. Una produzione familiare, autentica, che porta nel bicchiere la voce discreta, ma inconfondibile, del territorio.

Tra un assaggio e l’altro, il filo conduttore che ha unito tutte le quindici etichette è stato lo stesso che da sempre abita il Lugana: freschezza, mineralità, una bella espressione agrumata e fruttata, un respiro floreale talvolta punteggiato da balsami. È l’anima mediterranea del Garda che affiora – ulivi e limoni, palme, la luce ampia sulle acque – e che in Maremma ha trovato una rima naturale. E se la denominazione resta un territorio tecnicamente duplice – la fascia pianeggiante, argillosa e coriacea tra Desenzano, Sirmione, Pozzolengo e Peschiera, storica culla dello stile più lacustre e minerale; e la dorsale più collinare verso San Martino, Pozzolengo e Lonato, con argille via via più sabbiose, elementi ghiaiosi e vini più acidi e voluminosi – è proprio nella somma delle differenze che il Lugana trova la sua completezza.

Perché il Lugana, in fondo, è questo: un vino che danza lieve tra libertà e di memorie luminose, che accarezza i sensi con la stessa dolce malinconia di un’estate che non vuoi lasciare andare. È un sorso che profuma di salsedine e fiori bianchi, che porta con sé il sorriso delle giornate spensierate e l’emozione sospesa dei tramonti in riva al mare. Un vino che resta addosso come la colonna sonora di un film anni ’60, capace di far rivivere amori, amicizie e attese. E quando il calice si svuota, non è mai un addio: è il desiderio struggente di una nuova scena, di un’estate che ricomincia sempre, con il mare negli occhi e il Garda nel cuore.

 

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Immagine di Sara Calimari

Sara Calimari

Curiosa ed eccentrica per natura, vedo nel vino la più alta forma di espressione culturale: ogni calice racconta una storia, legata indissolubilmente alla terra da cui nasce. Per me degustare è come leggere un libro: lo faccio con umiltà, cercando di restituire al vino la sua voce più genuina. Professionista nella comunicazione e sommelier Ais, organizzo eventi e guido masterclass, oltre che scrivere per riviste di settore e testate giornalistiche specializzate nel mondo del vino. Terza classificata al Concorso Miglior Sommelier Ais della Toscana 2025, continuo a studiare, ascoltare e raccontare il vino, con la stessa passione del primo giorno.

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