Life of Wine 2025: l’evoluzione del vino nel bicchiere

Quattordici edizioni e non sentirle. Anzi, sentirle tutte, una dopo l’altra, nelle annate che ogni anno raccontano ciò che il tempo sa fare al vino. Life of Wine torna a Roma e ancora una volta conferma la sua unicità: un format che non parla del vino di oggi, ma del vino di ieri per capire quello di domani. Una manifestazione che si è trasformata in un vero osservatorio sull’evoluzione enologica italiana.

Roberta Perna, ideatrice dell’evento insieme a Maurizio Valeriani, sorride nel raccontare come questa sia ufficialmente la 14ª edizione ma in realtà il “quindicesimo anno” di vita della manifestazione: «Life of Wine nacque come progetto biennale nel 2010. Siamo cresciuti moltissimo e oggi abbiamo uno zoccolo duro di aziende che non ci hanno mai mollato». Tante toscane, soprattutto: un dettaglio che racconta non solo la fedeltà dei produttori ma anche la capacità dei territori di custodire vecchie annate. «Molti all’inizio venivano perché qualche bottiglia era rimasta da parte quasi per caso, poi si sono resi conto che certi vini sfidavano il tempo in modo meraviglioso. Non solo Brunello, che è quasi scontato pensarlo longevo, ma tante altre denominazioni che negli anni stanno regalando grandi soddisfazioni.»

Accanto alle conferme, non mancano le new entry: «Quest’anno – racconta Roberta – siamo quasi al 50% tra aziende storiche e nuovi ingressi. Il primo nome che mi viene in mente è Venissa, perché ce l’ho nel bicchiere: un vino interessantissimo che non degustavo da anni. Da Montalcino ci sono diverse nuove realtà, così come dalla Maremma.» Un mosaico di territori che raccontano un’Italia del vino vivace, curiosa, sempre più consapevole del valore del tempo.

Maurizio Valeriani, degustatore e giornalista, sottolinea come le annate presentate siano un elemento centrale dell’evento: «Ho visto produttori portare anche delle 2001. È nella tradizione di Life of Wine proporre annate indietro nel tempo. Certo, oggi si conserva meno rispetto al passato perché il mercato è cambiato, ma l’evoluzione del vino resta un tema affascinante ed è la sola manifestazione in Italia a farne il proprio cuore pulsante.» Il pubblico lo conferma: operatori, sommelier, stampa e wine lover affollano le sale fin dal mattino, nonostante una fredda domenica romana di fine novembre.

Degustando le vecchie annate, emerge anche un altro aspetto: il cambiamento degli stili. «Negli anni ’90 – spiega Maurizio– lo stile era molto diverso, spesso legato a un uso più marcato del legno. Oggi si punta a bevibilità ed eleganza, ma senza rinunciare alla struttura nelle denominazioni importanti. Bisogna stare attenti: togliere troppo rischia di svuotare il vino. La sfida è mantenere identità e corpo, ma con una nuova armonia.»

E i territori? Quali rispondono meglio al richiamo del tempo? «È naturale che la Toscana sia molto presente – commenta Maurizio – perché ha un grande storico di vecchie annate conservate. Le regioni più giovani dal punto di vista enologico hanno meno disponibilità di archivi e quindi portano annate più recenti. Non è un limite, anzi: racconta la loro fase di crescita.»

Tra verticali emozionanti, confronti tra epoche diverse e nuove consapevolezze stilistiche, Life of Wine continua a essere un appuntamento imprescindibile per chi vuole capire come nasce davvero la longevità.

L’intervista si chiude con uno sguardo al futuro. «Ci vediamo alla 15ª edizione», dicono all’unisono Roberta e Maurizio.
E l’impressione è che il meglio debba ancora venire.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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