Chianti Classico Collection 2026: Wine is Culture tra annate e identità
2024, 2023 e 2022 a confronto: tre millesimi raccontano il presente del Gallo Nero tra freschezza, tensione e memoria di territorio.
Piove, il tabellone dei ritardi scorre e il mio treno decide di metterci del suo. Lunedì mattina, corsa contro il tempo: quando finalmente arrivo a Firenze Santa Maria Novella, Maurizio Gabriele è appena sceso dal suo da Roma. Ci incrociamo quasi al volo, un saluto rapido, nessuna vera pausa. Si riparte subito, direzione Stazione Leopolda. La prima giornata della Chianti Classico Collection 2026 comincia così: con il passo accelerato, l’ombrello in mano e la sensazione di essere già dentro al ritmo della degustazione prima ancora di entrare.
Alla Leopolda si entra in un flusso familiare: accrediti, saluti veloci, il tempo di orientarsi e poi dentro quello che, per chi frequenta queste degustazioni tecniche, resta uno dei luoghi più intensi dell’anno. Ad attenderci Maurizio Valeriani, direttore di Vinodabere, con tutta la squadra.
Il nostro panel è così composto: Maurizio Valeriani, io, Maurizio Gabriele, Riccardo Mugnaini, Antonio Paolini, Stefano Puhalovich, Susanna Schivardi, Gianni Travaglini. Una squadra ampia, con sensibilità ed esperienze diverse, ma un obiettivo comune: leggere le nuove annate del Chianti Classico con lucidità e onestà.
La Chianti Classico Collection, alla sua 33ª edizione, quest’anno mette insieme 223 aziende – record di presenze – e 680 etichette. I numeri, certo, sono imponenti (e dentro ci stanno anche 190 Riserva e 185 Gran Selezione), ma la sensazione è che l’edizione 2026 voglia guardare oltre la contabilità della denominazione. Il tema scelto dal Consorzio è “Wine is Culture” e, nel Chianti Classico, non suona come un claim, ma, anzi, è quasi una rivendicazione naturale. È un territorio che ha confini storicamente definiti da secoli, colline che tengono insieme la Siena medievale e la Firenze rinascimentale, architetture rurali trasformate in patrimonio, ville fattorie, archivi, tracce agricole e paesaggistiche custodite e tramandate. Qui il vino non è solo il risultato di una pratica agricola: è un prodotto culturale perché nasce dentro un sistema di storia, paesaggio, appartenenza e protezione collettiva. E in questo concetto mi riconosco senza sforzo. Da laureata in Cultura e Stilismo della Moda, mi chiedono spesso cosa c’entri il vino con il mio percorso: e io torno sempre lì, allo stesso punto. Perché se il costume racconta chi siamo stati, come abbiamo vissuto, cosa abbiamo desiderato e difeso, allora un calice è una forma altissima di storia del costume: stratifica generazioni, fatiche, estetiche, identità. Quest’anno, nella campagna 2026, l’ho percepito con una chiarezza rara: finalmente il vino torna protagonista come racconto, non solo come prestazione nelle nostre griglie di punteggi.
Quando iniziamo a degustare, però, tutto questo deve reggere la prova più severa: il bicchiere. E la degustazione tecnica non fa sconti. Il focus è preciso, e lo seguiamo fino in fondo: annata 2024 e 2023, poi Riserva 2023, Gran Selezione 2023 e 2022. Una sequenza che, a tratti, sembra non finire mai. Eppure, proprio dentro questa fatica, la giornata trova il suo senso: perché un assaggio non è mai solo un assaggio, è una lettura.
Per capire davvero cosa stiamo bevendo, però, è necessario riportare tutto alla stagione in vigna.
La 2024 è stata la sorpresa senza bisogno di alzare la voce. Sulla carta l’andamento climatico poteva far temere criticità: piogge frequenti, anche in prossimità della vendemmia, e una stagione non lineare. Nel bicchiere, però, la lettura cambia. È un’annata dinamica, fresca, molto leggibile sul piano varietale. Emergono profumi floreali eleganti, un frutto croccante e preciso, spesso attraversato da un agrume di arancia nitido, e quella trama del Sangiovese che restituisce identità territoriale e slancio.
È un millesimo che già in anteprima mostra identità e misura: alcol più contenuto, progressione gustativa viva, una tensione che allunga il sorso senza irrigidirlo; un profilo che punta più sull’eleganza che sulla forza.
La 2023, invece, porta addosso un’altra trama. Primavera piovosa, gestione della chioma come esercizio quotidiano, e in alcuni vigneti la peronospora che si è fatta sentire dopo le piogge di maggio e inizio giugno. Anche qui, ventilazione e altitudine hanno contenuto gli attacchi, ma la produzione ne ha risentito: 200.000 hl, un dato che racconta quanto il lavoro sia stato selettivo.
Poi l’estate calda. Il lavoro in vigneto è stato determinante per contenere le criticità, ma – soprattutto su Riserve e Gran Selezione – in alcuni casi emerge una trama tannica più spigolosa, una ruvidità, che racconta maturazioni fenoliche non sempre perfettamente compiute.
È un profilo che non mi sento di leggere “contro” l’annata: è piuttosto la sua voce, coerente con una stagione impegnativa, dove la struttura e la concentrazione ci sono, ma l’armonia non è immediata come nella 2024. La 2023 ti chiede un patto diverso: pazienza, tempo, e la disponibilità a rivederla tra qualche anno, quando il tannino avrà trovato la sua linea.
Quando arriviamo alle Gran Selezione 2022, il registro cambia ancora. La stagione è stata calda ma lineare, senza eventi estremi: le viti hanno potuto adattarsi alle temperature, le piogge primaverili hanno creato riserve utili e quelle di metà agosto hanno riequilibrato la maturazione. Nei calici si percepisce una maggiore distensione: tannini maturi, acidità meno affilata, una compostezza generale. Assaggiarla accanto a 2023 e 2024 rende evidente quanto il clima incida sullo stile.
Le ore passano veloci e lente allo stesso tempo. Si esce e si rientra dalla sala, si torna al tavolo con il palato che chiede tregua e la mente che invece vuole continuare a leggere.
Alla fine, il quadro dei campioni premiati prende forma in modo abbastanza corale:
Migliori Chianti Classico annata 2024:
- Chianti Classico 2024 – Cigliano di Sopra
- Chianti Classico 2024 – Fattoria San Giusto a Rentennano
- Chianti Classico Retromarcia 2024 – Monte Bernardi
- Chianti Classico Morino 2024 – Mori Concetta
- Chianti Classico 2024 – Calcamura
- Chianti Classico 2024 – Montesecondo
- Chianti Classico 2024 – Ormanni
- Chianti Classico 2024 – Casale dello Sparviero
- Chianti Classico Castellare 2024 – Castellare di Castellina
- Chianti Classico Il Classico 2024 – Il Poggiolino
- Chianti Classico Tenuta de’Carlini 2024 – Belvedere1
- Chianti Classico Tornus 2024 – Castello di Tornano
- Chianti Classico Contessa di Radda 2024 – Geografico
- Chianti Classico 2024 – Setriolo
- Chianti Classico 2024 – Castello di Gabbiano
- Chianti Classico 2024 – Castello di Querceto
- Chianti Classico Al Limite 2024 – San Leonino
- Chianti Classico 2024 – Tenute Casenuove
- Chianti Classico Vignole 2024 – Tenuta di Vignole
Migliori Chianti Classico annata 2023:
- Chianti Classico 2023 – Castello di Monsanto
- Chianti Classico Sacello 2023 – Arillo in Terrabianca
- Chianti Classico 2023 – Castello di Bossi
- Chianti Classico 2023 – Castello di Radda
- Chianti Classico 2023 – Querciabella
- Chianti Classico 2023 – Tenuta di Carleone
- Chianti Classico 2023 – Istine
- Chianti Classico 2023 – L’Erta di Radda
Migliori Chianti Classico Riserva 2023:
- Chianti Classico Riserva Lama dei Cortacci 2023 – Castellaccio
- Chianti Classico Riserva 2023 – Castello di Albola
- Chianti Classico Riserva 2023 – Villa S.Andrea
- Chianti Classico Riserva Capaccioli 2023 – Capaccioli Poggio Nicolini
- Chianti Classico Riserva 2023 – Brancaia
- Chianti Classico Riserva Brolio 2023 – Ricasoli
Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2023
- Chianti Classico Gran Selezione Sorleone 2023 – Villa a Sesta
- Chianti Classico Gran Selezione Castello di Brolio 2023 – Ricasoli
Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2022
- Chianti Classico Gran Selezione Vigna Gittori 2022 – Riecine
- Chianti Classico Gran Selezione Vigneto Cerbaiola 2022 – Castello di Gabbiano
- Chianti Classico Gran Selezione 2022 – Carpineto
- Chianti Classico Gran Selezione La Prima 2022 – Castello Vicchiomaggio
- Chianti Classico Gran Selezione Vigna Contessa Luisa 2022 – Conti Capponi
- Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2022 – Famiglia Zingarelli
- Chianti Classico Gran Selezione Effe 55 2022 – Capraia
- Chianti Classico Gran Selezione Il Puro Casanova 2022 – Castello di Volpaia
- Chianti Classico Gran Selezione Riserva Ducale Oro 2022 – Ruffino
- Chianti Classico Gran Selezione Terrazze di San Leonino 2022 – Fontodi
- Chianti Classico Gran Selezione Castello Fonterutoli 2022 – Castello di Fonterutoli
Quando si esce dalla sala, a fine giornata, resta addosso quella stanchezza buona: la bocca implora silenzio, ma la testa continua a rimettere in fila profumi e impressioni. Fuori ha smesso di piovere da poco e Firenze è lì, baciata dalla sera di febbraio, ancora umida, con l’asfalto che trattiene la luce dei lampioni.
E mentre torno verso la stazione di Santa Maria Novella, mi rendo conto davvero che la giornata non finisce quando chiudi la porta della Leopolda. Continua nelle note mentali che ti ripeti in treno, nei messaggi che iniziano a piovere sul telefono, nei gruppi WhatsApp che esplodono di considerazioni e commenti, di “l’hai sentito anche tu?”, di confronti su un tannino, un’acidità, un dettaglio agrumato, una sensazione di slancio.
È lì che capisci la profondità del concetto “Wine is Culture”. Perché il vino non resta imprigionato in un calice, ma passa nelle conversazioni, si allunga nella memoria, crea legami. E certe giornate come questa, iniziata con la pioggia e finita con una Firenze che sembra più intima, non si chiudono, ma si trasformano in attesa: dei vini che rivedremo, delle bottiglie che riapriremo, delle storie che scriveremo sulle nostre riviste nei giorni successivi e che continueranno a farci compagnia molto dopo l’ultimo sorso.




















