Vent’anni raccontati attraverso migliaia di calici, incontri, territori e nuove visioni del vino. La ventesima edizione di VitignoItalia ha trasformato ancora una volta la Stazione Marittima di Napoli in un grande crocevia del vino italiano, confermandosi non soltanto come una delle principali manifestazioni del Sud Italia dedicate al settore, ma anche come un osservatorio privilegiato sui cambiamenti che stanno attraversando il mondo del vino contemporaneo.
Duecentocinquanta aziende provenienti da tutta Italia, oltre duemila etichette in degustazione, masterclass, approfondimenti e una forte presenza di operatori e buyer internazionali hanno caratterizzato una edizione particolarmente partecipata, capace di mescolare il linguaggio tecnico del settore con un’atmosfera più conviviale e aperta anche alle nuove generazioni. Un elemento non scontato in un momento storico nel quale il vino si trova ad affrontare nuove sfide legate ai consumi, ai mercati e soprattutto ai linguaggi della comunicazione.
A rendere ancora più significativa questa ventesima edizione è stata anche la centralità di Napoli. Una città che negli ultimi anni ha vissuto una profonda trasformazione nella propria percezione internazionale e che oggi riesce ad attrarre turismo, investitori e operatori con una forza completamente diversa rispetto al passato. Ed è proprio questa nuova capacità attrattiva che ha contribuito a consolidare il ruolo di VitignoItalia come piattaforma nazionale di confronto tra territori, produttori e mercati.
“Il ventesimo compleanno di VitignoItalia ha segnato una manifestazione che ha avuto un successo notevole di pubblico, di operatori e di aziende”, racconta Maurizio Teti, organizzatore dell’evento. “250 aziende da tutta Italia rappresentano un numero importante, così come le 2000 etichette presenti e il programma ricco di masterclass e approfondimenti”.
Ma oltre ai numeri, ciò che sembra aver colpito maggiormente è stata la partecipazione dei giovani. “Ho visto tanti ragazzi, finalmente si è parlato di vino in maniera conviviale”, spiega Teti. “Le nuove generazioni hanno bisogno di una comunicazione diversa, meno didattica e più coinvolgente. I produttori devono assolutamente cavalcare questo cambiamento, aprendo le proprie cantine e trovando nuovi modi di dialogare con loro”.
Un passaggio che racconta bene una delle grandi sfide attuali del settore: mantenere la profondità culturale del vino rendendolo però accessibile attraverso codici contemporanei e meno autoreferenziali.
Fin dalla sua nascita, VitignoItalia ha scelto di non limitarsi a una dimensione regionale. “Il progetto era proprio quello di creare qualcosa in Campania ma in un confronto nazionale”, sottolinea ancora Teti. Le aziende campane rappresentano circa il 40% degli espositori, ma accanto a loro cresce anno dopo anno la presenza di consorzi e produttori provenienti da tutto il Paese.
Importante anche la componente internazionale, con 35 buyer esteri presenti a Napoli per incontrare le aziende e conoscere il territorio. Una presenza che non si esaurisce nei padiglioni della manifestazione ma prosegue attraverso educational tour dedicati, come quello organizzato quest’anno in Irpinia. Un modo per trasformare il vino in strumento di racconto territoriale e di promozione integrata della Campania.
“Quando abbiamo iniziato vent’anni fa Napoli era meno attrattiva dal punto di vista turistico”, osserva Teti. “Oggi la città è molto più conosciuta, più internazionale, più cool. Ed è molto più facile accogliere buyer e operatori”.
All’interno della manifestazione si è parlato anche di mare, sostenibilità e cultura gastronomica territoriale. A sottolinearlo è stata Fiorella Zabatta, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania con delega alla pesca, intervenuta durante uno showcooking dedicato all’abbinamento tra vino e pescato campano.
“Oggi la cultura del mare si sposa perfettamente con quella del vino”, ha spiegato. “La degustazione del pescato abbinata ai vini del territorio è qualcosa che ormai appartiene sempre di più alle nostre abitudini gastronomiche”.
Zabatta ha poi evidenziato il valore strategico del comparto pesca in Campania, definendolo “un comparto di eccellenza e di primaria importanza”, con una forte attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e della tutela degli ecosistemi marini. Dalle reti a maglie larghe ai sonar che permettono di salvaguardare i branchi più giovani, il tema della sostenibilità emerge sempre più come un filo conduttore trasversale che unisce agricoltura, pesca e vino.
“Il vino rappresenta da sempre un prodotto identitario della nostra terra”, ha aggiunto l’assessore. “Ed è naturale che manifestazioni come VitignoItalia associno al vino anche il cibo e i prodotti del territorio. È quello che accade quotidianamente sulle tavole italiane”.
Tra i temi emersi durante la manifestazione anche quello del rapporto tra credito, innovazione e filiera agroindustriale. Un aspetto affrontato da Massimo Lazzari, responsabile della Direzione Agribusiness di BPER Banca, presente a VitignoItalia per raccontare l’impegno della banca verso il settore agricolo e vitivinicolo.
“La filiera agroindustriale è una delle filiere trainanti del sistema Italia”, ha spiegato. “Per questo abbiamo sviluppato un servizio specializzato dedicato, con figure interne come gli agronomi che facilitano il dialogo con le aziende agricole”.
Un approccio che punta a costruire strumenti finanziari sempre più aderenti alle reali esigenze delle imprese agricole, soprattutto in una fase storica caratterizzata da forti instabilità internazionali.
“La sostenibilità oggi è un driver fondamentale”, ha sottolineato Lazzari. “Le aziende che investono in sostenibilità e innovazione sono più resilienti e riescono ad affrontare meglio le crisi permanenti che stiamo vivendo”.
Parole che sembrano sintetizzare bene anche il momento attraversato dal mondo del vino: un settore che continua a evolversi tra nuove sensibilità, mercati in trasformazione e necessità di ripensare linguaggi e modelli.
Guardando al futuro, VitignoItalia sembra pronta ad affrontare una nuova fase della propria storia. “Questo è un momento di riflessione”, conclude Maurizio Teti. “Probabilmente lavoreremo a un format più smart, più veloce, ma mantenendo gli stessi contenuti e la stessa volontà di confronto e approfondimento. Il nostro core business restano le aziende e vogliamo che possano trovare qui opportunità concrete anche in un momento di mercato complesso”.
Con una consapevolezza che, dopo vent’anni, appare ancora più chiara: a Napoli il vino non è soltanto degustazione, ma racconto culturale, identità territoriale e capacità di creare connessioni.




















