Vinòforum 2026, a Piazza di Siena il vino diventa esperienza

La 23ª edizione chiude con circa 96.000 presenze e una crescita del 20%. Ma oltre i numeri, Vinòforum conferma soprattutto una direzione: meno semplice esposizione e sempre più racconto immersivo tra vino, cucina, territori e grandi degustazioni.

Novantaseimila presenze raccontano molto, ma non tutto. Per capire davvero cosa sia diventato Vinòforum bisogna probabilmente guardare oltre il dato finale e osservare quello che accade attraversando Piazza di Siena: produttori e territori, ristoratori e pizzaioli, grandi degustazioni e cucina, pubblico appassionato e operatori che si muovono all’interno di una manifestazione che negli anni ha progressivamente cambiato pelle.

La 23ª edizione di Vinòforum si è chiusa con una crescita del 20% dei visitatori e con una partecipazione complessiva di circa 96.000 persone tra pubblico, espositori, professionisti e stampa. Un numero importante, ma soprattutto il risultato di un format che ha progressivamente allargato i propri confini, trasformandosi da appuntamento dedicato prevalentemente al vino in una grande piattaforma dell’enogastronomia.

Lo sintetizza bene Emiliano De Venuti, organizzatore della manifestazione, quando parla di una proposta «molto più immersiva rispetto agli altri anni», costruita attraverso ristorazione, vino e territori. Un’evoluzione che, spiega, nasce «da anni di lavoro, esperienza e ascolto del pubblico e del settore».

Ed è probabilmente proprio questa capacità di ascolto una delle chiavi della crescita di Vinòforum. Il vino rimane al centro, ma non è più solo. Dialoga con il cibo, con i produttori, con le cucine, con le denominazioni e con i territori che lo generano.

«Noi lanciamo sempre il messaggio che il buon vino si degusta con il buon cibo», racconta De Venuti. Una dichiarazione semplice, che in realtà sintetizza gran parte dell’impostazione dell’evento.

Durante l’edizione 2026 oltre quaranta ristoranti e sessanta tra chef e maestri pizzaioli hanno affiancato le cantine presenti. I 21 Temporary Restaurant hanno portato all’interno della manifestazione una parte significativa della ristorazione romana e laziale, mentre le Night Dinner hanno proposto ogni sera un diverso interprete della cucina.

Anche la pizza ha occupato uno spazio crescente, non più semplice presenza complementare ma vero linguaggio gastronomico della manifestazione. Le cene Pizze d’Autore hanno raccontato impasti, tecniche e interpretazioni differenti, mentre l’ultima serata ha ospitato la finale de La Città della Pizza 2026.

A vincere è stato Vittorio Caradonio della pizzeria Spunzillo & Lucariello di Torino, con la pizza Sottobosco, costruita attorno a patate alla brace, Parmigiano Reggiano, funghi, bufala campana, Caciocavallo di Agnone, tartufo nero estivo molisano e olio extravergine di oliva del Sannio.

Il cuore di Vinòforum resta però inevitabilmente il vino. L’edizione 2026 ha riunito cantine provenienti da numerose aree italiane, affiancando alle denominazioni più conosciute territori e produzioni meno immediate. Friuli, Lazio, Calabria, Marche, Abruzzo, Langhe e Barolo hanno trovato spazio accanto a presenze internazionali provenienti dalla Spagna e dalla Georgia.

Particolarmente significativo il programma delle Wine Top Tasting, ospitate nel Wine Theatre e in numerosi spazi della manifestazione. Degustazioni che hanno registrato il tutto esaurito e che rappresentano probabilmente uno degli strumenti più efficaci per accompagnare il pubblico oltre l’assaggio occasionale, verso una conoscenza più approfondita di produttori, vitigni e territori.

E proprio il concetto di territorio sembra emergere con maggiore forza rispetto alle edizioni precedenti. Non soltanto come provenienza geografica di un vino, ma come racconto complesso fatto di produzioni, gastronomia, persone e identità.

A questo si aggiungono masterclass dedicate ad alcuni dei prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, dal Parmigiano Reggiano all’olio extravergine di oliva, completando un percorso che ormai va ben oltre i confini strettamente enologici.

Poi c’è Piazza di Siena.

Per il secondo anno consecutivo il cuore di Villa Borghese ha ospitato Vinòforum, contribuendo in maniera evidente alla percezione dell’evento. Non un semplice spazio espositivo, ma una cornice che permette alla manifestazione di assumere una dimensione quasi urbana, nella quale passeggiare, fermarsi, degustare e incontrare produttori diventa parte dell’esperienza.

De Venuti la definisce «magica». Al di là dell’aggettivo, è difficile non riconoscere come la location abbia inciso sulla trasformazione del format. Vinòforum appare oggi meno simile a una fiera tradizionale e più vicino a un grande racconto enogastronomico diffuso.

Dopo ventitré edizioni, forse è proprio questa la sfida più interessante: continuare a parlare di vino senza chiuderlo dentro il bicchiere.

Perché le 96.000 presenze fotografano il successo quantitativo della manifestazione. Ma ciò che sembra emergere da Vinòforum 2026 è soprattutto una direzione: il pubblico non cerca più soltanto etichette da degustare. Cerca storie, territori, cucina, persone e occasioni per comprendere ciò che sta bevendo.

E Piazza di Siena, almeno per qualche giorno, è diventata il luogo in cui tutti questi elementi hanno provato a incontrarsi.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.