Oltre vent’anni sui lieviti, appena 250 bottiglie rimaste e una vendemmia diventata, nel tempo, un punto di riferimento. Castello Bonomi presenta Lucrezia Etichetta Nera 2004 e affida a questa Riserva una riflessione precisa: alcune bottiglie non hanno bisogno di essere accelerate, ma comprese.
Ci sono vini che nascono per interpretare un’annata e altri che, per farlo davvero, hanno bisogno di attraversare il tempo. Lucrezia Etichetta Nera 2004 appartiene a questa seconda categoria.
La serata organizzata da Castello Bonomi ha messo insieme più elementi: il vino, naturalmente, ma anche il tempo, il tema delle stelle, il mare nel piatto e soprattutto l’idea della fiducia. Fiducia nell’annata, nel lavoro svolto in vigna e in cantina, nella capacità di un Franciacorta di continuare a evolvere senza essere forzato nei tempi del mercato.
“Questa sera abbiamo voluto presentare uno dei prodotti più importanti dell’azienda“, racconta Roberto Paladin. “Lucrezia in tutte le sue versioni, ma soprattutto Lucrezia Etichetta Nera 2004, con vent’anni sui lieviti. Per noi è un traguardo importante: avere un Franciacorta senza tempo e lasciarlo affinare, affinare e affinare ancora.”
La storia di questa bottiglia parte dal millesimo 2004. Dopo oltre 60 mesi sui lieviti, nel 2010 la famiglia Paladin e Luigi Bersini, chef de cave di Castello Bonomi, decisero di non fermarsi e di prolungare l’affinamento per una piccola selezione di bottiglie. Quel progetto, nato quasi come una verifica del potenziale evolutivo dell’annata, è arrivato fino al 2026 con oltre 240 mesi sui lieviti.
La scelta non era scontata.
“Ci siamo fermati a vent’anni perché era un numero rotondo, certo, ma soprattutto perché il vino era ancora nel suo massimo splendore“, spiega Roberto. “E poi questa serata parla proprio del tempo. Ma anche della fiducia. Bisogna avere fiducia nel proprio lavoro, credere in quello che si fa e avere anche il coraggio di osare.”
Oggi di quella partita restano appena 250 bottiglie.
Lucrezia Etichetta Nera 2004 è Pinot Nero in purezza e nasce dai vigneti più longevi della tenuta, con viti di oltre quarant’anni situate sulle terrazze del Monte Orfano, a circa 250 metri di altitudine. È una Riserva prodotta esclusivamente nelle grandi annate, quando maturità, equilibrio e potenziale evolutivo delle uve permettono di immaginare una traiettoria più lunga del consueto.
Ed è proprio qui che il concetto di tempo smette di essere semplice durata.
“Abbiamo scelto di mettere il tempo al centro. Le Riserve Lucrezia nascono dalla volontà di lasciare che le grandi annate possano esprimere fino in fondo il loro potenziale, senza imporre una scadenza dettata dal mercato.”
Nel racconto della serata entra anche il tema delle stelle, non come semplice elemento scenografico, ma come metafora di orientamento e riconoscibilità. “Da sempre l’uomo guarda alle stelle come punti di riferimento“, racconta Roberto. “Per noi il vigneto da cui nasce Lucrezia, il Villino e le Terrazze sono esattamente questo: un punto fermo. Il terreno è sempre quello, il cielo è sempre quello. Le etichette possono nascere continuamente, ma Lucrezia resta qualcosa di unico.”
Il richiamo non è casuale. La stessa identità della Riserva viene costruita attorno all’idea di una stella capace di attraversare il tempo: un’annata riconoscibile, un vigneto preciso, una scelta produttiva coerente.
La serata ha giocato molto anche sugli abbinamenti, con Gianfranco Pascucci chiamato a costruire un dialogo tra Lucrezia e il mare. “Anche lì abbiamo voluto osare. L’abbinamento con i piatti è stato parte integrante della presentazione. Tempo, fiducia e capacità di osare sono le parole che ci aiutano a credere nelle sfide future.”
Ed è probabilmente questo il passaggio più interessante: non celebrare semplicemente la longevità di una bottiglia, ma utilizzare quella longevità come dimostrazione di una visione. Perché Lucrezia non nasce ogni anno. Le diverse versioni della Riserva vengono prodotte solo quando la vendemmia lo consente. Etichetta Nera è 100% Pinot Nero; Etichetta Bianca è composta per l’80% da Chardonnay e per il 20% da Pinot Nero; il Rosé è ancora Pinot Nero in purezza. Mediamente affinano circa dieci anni, con punte che possono arrivare a quindici anni e oltre.
Il prossimo passaggio è già scritto.
“Tra il 2025, il 2026 e il 2027 avremo tutte e tre le Lucrezia in annate diverse“, anticipa Roberto Paladin. “Etichetta Bianca 2011, Etichetta Nera 2020 e a Vinitaly presenteremo Lucrezia Rosé 2016. Le annate non coincidono perché è la vendemmia a decidere. Solo la vendemmia migliore diventa Lucrezia.”
Ed è forse proprio questo il senso più autentico della serata. Non vent’anni come esercizio di stile, non una lunga sosta sui lieviti utilizzata come argomento di marketing, ma la volontà di verificare fino a dove un vino possa realmente arrivare quando la materia prima lo consente.
Il tempo, in questo caso, non è un numero.
È una scelta produttiva. E soprattutto una forma di fiducia.




















