Il primo novembre, Firenze ha accolto un frammento dell’Egeo. All’Hotel Albani, a due passi da Santa Maria Novella, è tornato il Greek Wine Day, l’evento che trasforma ogni anno la città nella capitale del vino greco. Una manifestazione nata dalla passione e dalla visione di Haris Papandreou, profondo conoscitore del mondo vitivinicolo ellenico e ponte ideale tra la cultura del vino italiana e quella greca.
Sotto il patrocinio del Consolato Onorario di Grecia a Firenze, la quarta edizione ha confermato la forza del format: 49 cantine presenti e oltre 225 etichette in degustazione, dai bianchi marini dell’Egeo ai rossi del Peloponneso, passando per le grandi regioni settentrionali della Macedonia e della Tessaglia. Un viaggio sensoriale e culturale attraverso un Paese dove il vino è storia, tradizione e rinascita.
I protagonisti sono stati i vitigni autoctoni: l’Assyrtiko, il Moschofilero, il Roditis e il Savatiano tra i bianchi, l’Agiorgitiko, il Xinomavro, il Mavrodaphne e il Romeiko tra i rossi. Uve che raccontano la Grecia più autentica, con le sue mille sfumature di luce, vento e sale.
Tra i tanti assaggi, tre realtà in particolare hanno colpito per identità, coerenza e qualità: Hatzidakis Winery a Santorini, Dourakis Winery a Creta e Garalis Winery a Lemnos. Tre isole, tre modi diversi di raccontare il vino greco contemporaneo.
Santorini e la purezza secondo Hatzidakis
Il banco di Hatzidakis Winery era tra i più attesi e affollati. Fondata nel 1997 da Haridimos Hatzidakis e Konstantina Chrysou, oggi portata avanti con passione dalla figlia Stella, la cantina è un simbolo di coerenza e autenticità. L’approccio è rimasto quello voluto dal fondatore: viticoltura biologica certificata, fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione e massima espressione del terroir vulcanico di Santorini.
Il Santorini Familia DOP 2024 (Assyrtiko 100%) è un vino che incarna l’anima dell’isola. Paglierino vibrante nel colore, al naso alterna agrumi e fiori bianchi a note minerali e salmastre. In bocca è teso, preciso, verticale: l’acidità accompagna una sapidità profonda che rimanda alla cenere e al mare, chiudendo su un finale lunghissimo e agrumato.
Più materico e complesso, il Nychteri DOP si mostra nel calice come il sole di Santorini: dorato, luminoso, profondo. Nasce da uve Assyrtiko provenienti da viti di circa 150 anni, raccolte a mano a fine stagione e sottoposte a una breve macerazione a freddo prima della fermentazione spontanea. Dopo l’affinamento di dodici mesi in rovere, il vino dispiega un bouquet avvolgente di miele, albicocca disidratata e scorza d’arancia candita.
Al sorso è setoso e potente, con una vibrazione minerale costante che ne scolpisce la struttura e ne tempera la ricchezza. Il finale, lungo e salino, si accende di luce vulcanica, come la terra da cui tutto ha origine.
A chiudere la degustazione, il Louros 2021, un bianco da meditazione che incarna la profondità più autentica di Santorini.
Proviene da un vigneto singolo con viti di oltre tre secoli, un patrimonio viticolo unico che affonda le radici nella pietra vulcanica dell’isola. Le uve, raccolte tardivamente, restano per 12 ore in cella frigorifera prima della diraspatura e di una macerazione a freddo di 48 ore. Seguono la pigiatura e la fermentazione con lieviti indigeni a 18 °C in botti di rovere, dove il vino poi matura sui lieviti per 24 mesi in rovere francese. L’imbottigliamento avviene senza filtrazione, nel pieno rispetto dell’integrità del vino.

Nel calice si presenta di un oro profondo, quasi ambrato, e si apre lentamente su note di albicocca disidratata, cera d’api, miele, spezie dolci e polvere da sparo. Il sorso è materico e avvolgente, ma vivificato da una vibrazione minerale costante che ne scolpisce la struttura e ne esalta la tensione. La chiusura è lunghissima, salina, quasi umami, con quella sensazione di profondità e luce che solo Santorini sa regalare.
Dourakis Winery: il nuovo respiro di Creta tra tradizione e sostenibilità
Dalla forza minerale di Santorini alla luce piena di Creta. Qui, ad Alikampos, nel distretto di Chania, la Dourakis Winery rappresenta l’altra faccia della Grecia del vino: quella sostenibile, solare e in continua evoluzione. Fondata nel 1988 da Andreas Dourakis, oggi è guidata dai figli Antonis ed Evie, che hanno portato l’azienda verso la modernità con vigneti biologici, energia solare e un approccio rispettoso dell’ambiente.
Il Romeiko, antica varietà a bacca rossa che un tempo occupava gran parte della superficie vitata di Creta, trova oggi in Dourakis Winery una lettura contemporanea e raffinata.
Il Cassiopeia Brut, blanc de noirs da Romeiko in purezza ottenuto con metodo tradizionale, si presenta paglierino brillante con perlage fine e persistente. Al naso emergono note minerali di pietra focaia, accenni di macchia mediterranea, elicriso e fiori bianchi. Il sorso è teso e minerale, di grande equilibrio, con una trama sapida che accompagna la freschezza fino a un finale elegante dalle sfumature di frutta gialla matura e un accenno salmastro che ricorda il mare di Creta.
Il Pavo Romeiko, vinificato in bianco, esprime invece la parte più essenziale e territoriale del vitigno. Oro vibrante nel colore, naso di lime, elicriso e macchia mediterranea, bocca asciutta, scattante, con acidità viva e ritorni agrumati che allungano il sorso. Due vini che raccontano, con linguaggi diversi, la vitalità di Creta e la sua capacità di innovare nel solco della tradizione.
Lemnos e la duplice anima di Garalis Winery
L’ultima tappa del viaggio è Lemnos, isola dove il mare incontra la roccia vulcanica e il vento scolpisce i filari. Qui nasce la Garalis Winery, una giovane realtà che ha saputo dare voce al vitigno simbolo dell’isola, il Moscato d’Alessandria, con uno stile personale e contemporaneo.
L’azienda coltiva 105 acri di vigneti, tutti a conduzione biologica. La produzione si articola in due linee distinte: una tradizionale, più classica e pulita, e una naturale, chiamata Terra Ambera, dove il Moscato viene raccontato in diverse interpretazioni, ognuna con il suo carattere.
La linea tradizionale rappresenta la precisione tecnica e la chiarezza aromatica del Moscato di Lemnos. Il Moscato d’Alessandria Garalis 2024 è un bianco fragrante e solare, con profumi di pesca, gelsomino e agrumi. Il sorso è equilibrato e scorrevole, vivace nell’acidità e sostenuto da una piacevole sapidità che bilancia la dolcezza varietale. È un vino che unisce immediatezza e eleganza, perfetto emblema dell’identità isolana.
Nella linea naturale “Terra Ambera”, invece, Garalis sperimenta linguaggi nuovi, mantenendo l’integrità del frutto e rinunciando a qualsiasi intervento invasivo.
Il Terra Ambera 2024, 100% Moscato d’Alessandria macerato brevemente sulle bucce, è un orange wine dal colore dorato e dall’anima vulcanica: note di albicocca, fiori secchi e balsamico di nepitella anticipano un sorso ricco ma fresco, di bella tensione minerale e chiusura salina.
Il Terra Ambera Deep Skin 2024 spinge più in là la ricerca, con una lunga macerazione di quattro mesi in presenza dei raspi: un vino denso e vibrante, dal profilo agrumato e vegetale, in cui il frutto incontra le erbe officinali e una profondità quasi terrosa.
Il Terra Ambera Amphora 2024, fermentato e affinato in anfore di argilla interrate, è il più evocativo della linea: oro lucente nel calice, profuma di scorza d’arancia, miele, salvia e tè grigio, con una bocca ampia e avvolgente che termina su note di succo d’albicocca e sale.
Chiude la gamma il Terra Roza 2024, rosato da Moscato d’Alessandria e Limnio: un salmone brillante dai profumi di fragola e ciliegia, sorso succoso e agrumato, chiusura lunga e piacevolmente bitter.
Garalis Winery è, in fondo, un perfetto simbolo della nuova Grecia del vino: giovane, tecnica, consapevole delle proprie radici, ma capace di raccontarle con uno stile contemporaneo e sincero. Nei suoi calici si sente la vita del vulcano e la freschezza del mare e la voglia di creare un nuovo racconto.
Un ponte tra passato e futuro
Il Greek Wine Day 2025 non è stato soltanto un grande evento di degustazione, ma un racconto collettivo. Ogni produttore, ogni calice, ogni accento ha contribuito a disegnare l’immagine di una Grecia del vino che sa emozionare e sorprendere, forte della propria identità, ma aperta al mondo.
Dall’energia tagliente dell’Assyrtiko di Santorini alla solarità del Romeiko cretese, fino alla purezza aromatica e naturale del Moscato di Lemnos, i vini greci si sono rivelati una sintesi perfetta tra tradizione e ricerca.
Con il Greek Wine Day 2025, Firenze consolida il suo ruolo di crocevia culturale ed enologico tra Italia e Grecia. Un evento che non si limita a celebrare il vino ellenico, ma ne svela la forza, la modernità e la visione: un patrimonio antico che oggi parla al futuro con voce nuova.
























