Entrare nella cantina storica di Marsala di Donnafugata significa attraversare un racconto che va oltre il vino. È un racconto di territorio, di cultura, di visione. Un racconto che prende voce nelle parole di José Rallo, che da anni interpreta il ruolo di ambasciatrice della Sicilia nel mondo con uno sguardo insieme identitario e profondamente contemporaneo.
Donnafugata nasce come progetto siciliano, fatto in Sicilia e da siciliani. Non come semplice dichiarazione d’origine, ma come scelta culturale. «Siamo molto orgogliosi di ciò che la nostra regione rappresenta, dal punto di vista storico e culturale, ma anche territoriale», racconta Josè. Le colline, il vento, il sole costante, il clima che accompagna la vite: tutto concorre a creare un ecosistema che non è sfondo, ma parte viva del progetto. È da qui che nasce l’intuizione dei fondatori, Giacomo e Gabriella Rallo, innamorati l’uno dell’altra e delle potenzialità della Sicilia, di dare vita a un’azienda capace di guardare avanti senza perdere il legame con le proprie radici.
Innovazione e tradizione convivono in un equilibrio dinamico, quasi “a moto perpetuo”, come lo definisce Josè Rallo. Donnafugata non si ferma, non si è mai fermata. Conserva le migliori tradizioni, ma le reinterpreta alla luce del presente, con una visione che nel tempo ha incluso in modo sempre più strutturato il tema della sostenibilità.
Un percorso che, in realtà, inizia molto presto. Già nel 1989 la scelta di coltivare a Pantelleria preservando le terrazze e l’alberello pantesco – una viticoltura eroica, rasoterra, ad altissimo impiego di lavoro manuale – rappresenta un atto concreto di tutela del territorio. Le terrazze contrastano l’erosione, l’alberello favorisce la biodiversità, la cura del paesaggio diventa parte integrante della qualità del vino. «Tutto questo è sostenibilità», sottolinea Josè, non come slogan, ma come pratica quotidiana.
Nel 2001 arriva un altro passaggio chiave: l’introduzione degli impianti fotovoltaici. Una scelta quasi naturale per un’azienda del Sud, che utilizza la tecnologia del freddo in cantina per preservare aromi e qualità e decide di produrre energia in modo pulito. Negli anni, Donnafugata scopre che sostenibilità e qualità non sono strade parallele, ma convergenti: pratiche sostenibili in vigna significano uve migliori, vini più espressivi.
Questo percorso trova una sintesi formale nel primo Bilancio di Sostenibilità presentato al 31 dicembre 2024. Un documento che non è solo rendicontazione, ma strumento di confronto e di sfida interna, anno dopo anno, per alzare l’asticella degli obiettivi.
Sul fronte dei mercati internazionali, Donnafugata ha dovuto inventare nuovi linguaggi. Negli anni Ottanta parlare di Sicilia del vino non era semplice, né in Italia né all’estero. La risposta arriva anche attraverso l’estetica e l’arte. Le etichette d’autore, volute da Gabriella Rallo nei primi anni Novanta, segnano una svolta: via le “etichette tutte bianche con le cornicette”, spazio al colore, all’immaginario, a un’estetica capace di trasmettere la personalità del vino e l’anima della Sicilia. Un’intuizione che anticipa i tempi e contribuisce a rendere riconoscibile il brand Donnafugata nel mondo.
Oggi la Sicilia è molto più conosciuta come terra del vino, esiste una DOC Sicilia e un racconto condiviso che continua a crescere. Ma, come sottolinea Josè, c’è ancora molto da fare. Ed è proprio questa curiosità, questa voglia di continuare a raccontare, che rende stimolante il dialogo con i consumatori internazionali.
L’arte, del resto, è una presenza naturale in azienda. Non solo sulle etichette, ma nel modo stesso di intendere il vino come atto creativo, come somma di dettagli e sensibilità. Eventi come Calici di Stelle, il 10 agosto, diventano occasioni per intrecciare vino, musica, teatro, moda, luci. Mondi diversi che si rafforzano a vicenda. La musica, in particolare, è una passione personale di Josè Rallo, anche cantante, che ha sperimentato un linguaggio originale di degustazione attraverso le note, dando vita a “Donnafugata Music & Wine”, un progetto che punta dritto al cuore del consumatore.
Lo sguardo, infine, è già rivolto al futuro. Con l’ingresso della sesta generazione in azienda, Donnafugata si prepara a parlare ai consumatori di domani. «Sono questi ragazzi che dobbiamo ascoltare», afferma Josè, con la consapevolezza che il racconto del vino, per restare autentico, deve continuare a evolversi.
A Marsala, nella cantina storica, il vino diventa così linguaggio, visione e promessa. Una Sicilia che non si limita a essere raccontata, ma che continua a vivere nel calice, nel tempo presente e in quello che verrà.




















