A posteriori, devo dire che Concours Mondial de Bruxelles 2022 ha lasciato il segno.
A parte il vino, la mia prima passione, la mia seconda passione è il marketing, e in questo caso, parlando di marketing territoriale, mi sento di dire che il binomio Concours + territorio, in questo caso quello calabrese, hanno funzionato egregiamente.
Visto che su internet piacciono molto i post del tipo “5 motivi per…” lascio spazio al forte istinto di condividere 5 punti, o meglio 5 argomenti che a mio avviso meritano una bella sottolineatura.
Il territorio
Indubbiamente a noi “centristi/nordisti”, la parola Calabria evoca bel mare ma anche brutte storie. In questo caso devo fare un applauso al territorio, alla sua organizzazione e al suo modo di porsi. Mi aspettavo valanghe di Nduja e peperoncino e invece ho trovato una terra che è stata capace di scrollarsi di dosso i luoghi comuni e mettere in mostra il meglio di se. Una esposizione a 360 gradi, partita dall’organizzazione, passando per tutto l’agroalimentare, per la sua inconfondibile “vena rurale”, per il carattere e l’orgoglio, così per l’inaspettata bellezza dei paesi che abbiamo visitato.
Le persone
Il Concours è stata l’occasione per conoscere altri calabresi. O meglio, l’altro aspetto di una medaglia che finora avevo visto solo dal lato sbagliato. Si, orgogliosi e a volte cocciuti, ma aperti, disponibili allo scambio, smaniosi di raccontare il proprio territorio e le proprie tradizioni. Questa è stata per me uno degli aspetti di questa esperienza che mi ha più sorpreso.
Food, Wine & Spirits
Dal carciofino selvatico al peperone crusco, Dalle alici alla “sardella” passando per una liquirizia proposta dallo stato solido a quello “legnoso” piuttosto che gelato. E poi salumi a non finire (si, anche la nduja…) e poi ogni forma di miscela alcolica dispensata sotto forma di amaro o di cocktail. Poi vino, dal Gaglioppo al Greco bianco, sempre a braccetto con olio, tanto olio…. Per me, che sono un curioso, una vera Disneyland.
Ah, dimenticavo… nell’elenco vorrei aggiungere anche il “piretto”.
Una ventina di persone mi avranno capito.
Forse i manager del sistema di intelligenza artificiale del Concours avranno sgranato gli occhi di fronte a questo termine ma …mi diverte non aggiungere altro e lasciarvi appesi con questo dubbio 🙂
Il Mood
Non conoscevo nessuno e ora conosco tutti. Che si parli in inglese, francese o spagnolo non è importante. Che ci sia un sistema di intelligenza artificiale che misura il tuo operato è professionalmente importante, ma diventa “umanamente” secondario quando si inizia a respirare lo spirito collaborativo e di condivisione che caratterizza il prima, il durante e il dopo di ogni situazione. Gusti diversi, capacità diverse, backgrout totalmente differenti: decisamente uno stimolante melting pot.
Il “Concours”
Lo so, il quinto punto potrebbe sembrare un paragrafo di pura piaggeria. Però voglio lo stesso spendere due parole che vanno al di là della capacità, oramai accertata, di organizzare un evento attorno al quale ruotano centinaia di persone tra organizzatori e degustatori e nel quale si deve gestire il “flusso” di alcune migliaia di vini. La mia considerazione voglio stavolta circoscriverla alla capacità di lavorare in parallelo a un territorio, talvolta recitando il ruolo di protagonista, mantenendo però la capacità di mettersi anche in “seconda linea” per fare spazio al territorio ospitante. Un concorso enologico? Si, decisamente, ma mi sentirei di dire che anche la promozione di un territorio è una componente di grandissimo valore.




















