Bererosa 2025: il rosa che racconta il futuro del vino

Ogni estate romana ha il suo colore. E da ormai 14 edizioni, quel colore è il rosa. Con Bererosa 2025, Francesco D’Agostino e la squadra di Cucina & Vini tornano a raccontare — e a far degustare — il mondo dei vini rosati italiani nella cornice di Villa Appia Antica.

Ma cos’è oggi il vino rosato? Secondo Francesco è un vino finalmente in cerca della propria identità, sempre meno generico e sempre più legato al territorio. “Si cominciano a progettare vigneti appositamente per produrre rosato — racconta — e questo è un grande passo avanti, perché restituisce dignità a una tipologia che per troppo tempo è stata considerata secondaria”.

Uno dei dati più curiosi emersi di recente è che, per la prima volta, i rosati spumanti e frizzanti hanno superato i fermi. “È un segnale interessante”, dice Francesco, “perché indica una maggiore affinità del pubblico giovane con vini freschi, immediati, ma non per questo banali”. Il rosa spumeggiante, insomma, conquista la fascia dei 25-30enni più facilmente dei rossi strutturati o dei bianchi complessi.

La sfida che rimane ancora aperta è quella della stagionalità. In Italia il rosato è ancora percepito come un vino estivo, mentre altrove — come racconta Francesco ricordando una cena parigina in pieno inverno — è già considerato un compagno gastronomico valido dodici mesi l’anno. “Ci vorranno forse altri vent’anni, ma il messaggio da lanciare è chiaro: anche a Natale si può brindare in rosa”.

L’estetica conta, ma il contenuto vince.
Impossibile, parlando di rosati, non toccare il tema del colore. “È il colore della gioia, ed è ovvio che attiri. Ma attenzione all’estetica forzata. Le bottiglie trasparenti vanno di moda, ma possono danneggiare il vino. Meglio difendere il prodotto che inseguire il marketing a ogni costo”. Detto questo, il contenuto delle bottiglie — chiare o scure che siano — è migliorato moltissimo negli ultimi anni.

Un evento che è diventato punto di riferimento
Bererosa è un evento che è diventato punto di riferimento. È diventato, negli anni, una lente d’ingrandimento su come il rosato sta cambiando, su come si evolve il gusto del pubblico e sulla voglia crescente di un vino che sia leggero ma non “leggerino”. E la partecipazione di quest’anno — “il pienone”, come conferma con soddisfazione l’organizzatore — dimostra quanto interesse ci sia attorno a questa tipologia di vino.

Infine, una riflessione sul colore: in Italia la tavolozza dei rosati è vasta, dal rosa tenue al cerasuolo intenso. A differenza della Francia, che ha scelto una tonalità quasi standard per fini di marketing, l’Italia rispecchia le sue uve. “Non ha senso maltrattare un vitigno per ottenere un colore di tendenza — spiega Francesco — meglio rispettare il territorio e offrire un vino coerente, anche dal punto di vista gastronomico”.

Perché un rosato più scuro potrà abbinarsi a una zuppa di pesce o a una parmigiana estiva, mentre uno più chiaro è perfetto con crudi e piatti eleganti. In fondo, il colore del rosato può essere la chiave di lettura di tutto il vino italiano: ricco, variegato, profondamente legato alla sua terra.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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