Oltre il calice: Alessandra Montana racconta il senso profondo di Be.come 2025 al Grand Hotel Parker’s di Napoli

Nel cuore elegante del Grand Hotel Parker’s, affacciato sul Golfo di Napoli, la nuova edizione di Be.come ha confermato ancora una volta la sua natura di laboratorio di idee, linguaggi e visioni intorno al mondo del vino.

Non una semplice rassegna, ma un luogo in cui il vino diventa pretesto narrativo per parlare di identità, relazioni, comunità. A guidare questo percorso c’è Alessandra Montana, fondatrice di Allumeuse e ideatrice del formato, che nell’intervista ci accompagna dentro lo spirito di un appuntamento ormai maturo e riconoscibile.

Quest’anno il tema scelto è “Oltre il calice verso il futuro”, un claim che sintetizza l’essenza della manifestazione: andare oltre la degustazione e concentrarsi sui linguaggi, sulle emozioni e sulle relazioni che il vino è capace di generare. Il focus è rivolto ai giovani, protagonisti di un cambiamento culturale che richiede nuovi codici di comunicazione.

Secondo Alessandra, sono loro a riscrivere un linguaggio più immediato e accessibile, capace di far sentire le persone parte di un’identità collettiva. In quest’ottica Be.come riunisce ogni anno una selezione di venticinque cantine del Be.Club, mettendole in dialogo con operatori del settore, giornalisti e key opinion leader. Per tre giorni panel, degustazioni e cene firmate da chef stellati diventano l’occasione per costruire legami autentici, generare confronto e dare vita a riflessioni che continuano anche oltre la manifestazione.

Centralissimo il tema dei “valori aggiunti” – o primari – del vino: esperienza, linguaggio, capacità di coinvolgere nuovi pubblici. Partendo da questo spunto, Alessandra riflette sulla resistenza che talvolta si incontra nel mondo produttivo. Se i grandi brand hanno già acquisito un approccio moderno al racconto del Made in Italy, per alcune piccole realtà prevale ancora un atteggiamento autoreferenziale. Proprio per questo Be.come lavora nel tentativo di far “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”, invitando i produttori a guardare oltre il presente e a costruire strumenti narrativi davvero orientati al futuro.

Un futuro che nasce anche dal dialogo con altri mondi del Made in Italy: l’esempio di quest’anno è la collaborazione con Kiton, simbolo della sartorialità napoletana, che ha permesso di mettere in relazione moda e vino in un racconto unico di artigianalità e cultura. Dalle parole di Montana emerge con chiarezza la visione del vino come “collettore sociale”, capace di accendere conversazioni, connessioni e sguardi. È questo, in fondo, il ruolo culturale del vino: un attivatore di relazioni che può migliorare non solo la socialità, ma anche il modo in cui si costruisce valore nel tempo.

Per quanto riguarda il futuro della manifestazione, la fondatrice conferma che il format segue cicli biennali per ogni destinazione. Dopo Siena e Milano, Napoli è al suo primo anno e potrebbe essere riconfermata, ma non si esclude l’interesse di nuove città che hanno già manifestato la volontà di ospitare Be.come e valorizzare le proprie produzioni vitivinicole. La riflessione è appena iniziata e si svilupperà nei prossimi mesi. L’unica certezza, per ora, è che Be.come continuerà a crescere, evolvere e tracciare nuove rotte, rimanendo fedele alla sua missione: creare relazioni di valore e ispirare nuove narrazioni per il futuro del vino.

Appuntamento alla prossima edizione. Sempre, naturalmente, oltre il calice.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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