Un anno difficile ma pieno di energia creativa. Così Piero Mastroberardino, presidente dell’Istituto Grandi Marchi, descrive il momento attuale del vino italiano: una fase di transizione che, pur tra sfide economiche e cambiamenti nei mercati, si rivela anche un terreno fertile per rinnovare linguaggi, modelli e visioni.
L’occasione per approfondire questi temi è stata la cerimonia di premiazione dell’Istituto Grandi Marchi, tenutasi a Roma, dove è stato conferito il riconoscimento internazionale al giornalista giapponese Isao Miyajima, tra le voci più autorevoli nella divulgazione del vino e del patrimonio enogastronomico italiano. Un momento che, oltre alla celebrazione, ha offerto lo spunto per riflettere sul futuro del settore e sul ruolo culturale che il vino continua ad avere nel rappresentare l’identità del Paese.
Nel dialogo, Mastroberardino ha sottolineato come la forza del vino italiano risieda nella sua capacità di evolversi senza tradire le radici: «Le aziende dell’Istituto — ha ricordato — hanno sempre anticipato le tendenze, restando fedeli alla propria storia familiare e territoriale. L’innovazione è un processo continuo che ci permette di custodire meglio la nostra identità».
Da oltre vent’anni, infatti, Istituto Grandi Marchi rappresenta un modello unico nel panorama internazionale: diciotto famiglie simbolo dell’enologia italiana — da Antinori a Donnafugata, da Tasca d’Almerita a Mastroberardino — unite per promuovere nel mondo la qualità e la cultura del vino d’eccellenza. Un progetto nato per valorizzare il Made in Italy come insieme di persone, territori e valori condivisi, e non solo come somma di etichette prestigiose.
In un contesto globale in rapido cambiamento, l’Istituto conferma la volontà di mantenere viva la tradizione guardando ai giovani, alla sostenibilità e ai nuovi mercati. «Ogni scelta — ha spiegato Mastroberardino — deve tenere conto di un contesto che muta rapidamente: dal linguaggio produttivo a quello comunicativo, fino alle strategie di internazionalizzazione. È un percorso che richiede consapevolezza e apertura».
Il futuro passa anche attraverso le nuove generazioni, che Mastroberardino considera interlocutori centrali: «I giovani portano curiosità, sensibilità e nuovi codici di racconto. A loro spetta il compito di custodire e reinterpretare il vino come espressione culturale e sociale del Made in Italy».
Con questa visione, l’Istituto Grandi Marchi continua a promuovere il vino italiano come ambasciatore di autenticità, cultura e stile, capace di parlare al mondo mantenendo il proprio accento. E se il 2025 si preannuncia un anno complesso, è proprio nelle sfide che — come ricorda Mastroberardino — “il vino trova la sua forza più vera: quella di unire, raccontare e ispirare”.




















