“Le hai provate le nuove etichette?“. È stata sufficiente questa domanda, per spingerci a tornare a condividere due chiacchere e due (anzi tre) calici con Matteo Cipolla di Tenimenti Leone.
Nel cuore dei Castelli Romani, tra le vigne che affondano le radici nei terreni vulcanici e i panorami che abbracciano laghi e antiche torri, Tenimenti Leone sta vivendo una fase di grande fermento. “Abbiamo inaugurato tre nuove etichette presentate al Vinitaly e da maggio sono sul mercato”, racconta Matteo Cipolla, anima dell’azienda di Lanuvio. “Sono i primi vini che escono con il progetto firmato da Vincenzo Mercurio, con cui collaboriamo ormai da un anno. Le vigne sono le stesse, la filosofia pure: restare fedeli alle varietà e al territorio. Ma con queste nuove etichette abbiamo voluto affermare un’identità ancora più chiara e riconoscibile”.
Un’identità che parla di Roma e del territorio circostante: dal lago di Nemi alle navi di Caligola, fino al tempio di Giunone Sospita di Lanuvio. “Non a caso i nomi scelti richiamano la storia e i simboli del nostro territorio. Oggi il vino non deve inseguire un gusto, ma trasmettere un legame autentico con la terra da cui nasce. È l’unicità che crea valore”.
E le novità non si fermano alle tre etichette già in commercio. Nei prossimi mesi arriveranno altri progetti, tra cui una bollicina da Bellone attesa per ottobre, seguita da un rosso e un bianco da lungo affinamento.
Tenimenti Leone non è solo produzione, ma anche accoglienza. Una cantina pensata fin dall’inizio per essere visitabile e per regalare emozioni a chi la visita. Oggi l’offerta enoturistica si arricchisce con sei appartamenti ospitati nella torre del XVII secolo, accanto a quella del X secolo già parte della tenuta, e con una suggestiva sala multimediale che accompagna gli ospiti tra vigneti, barriccaia, grotte di affinamento e sala degustazione. Un percorso immersivo che unisce storia, architettura e innovazione, con un evidente effetto “wow”.
Alla domanda su cosa manchi al mondo del vino per avvicinare nuovi mercati, Matteo risponde con pragmatismo: “Non serve inventarsi nulla, basta comunicare meglio. Il vino deve rimanere un piacere semplice e diretto. Non può essere solo materia di discussione tra intenditori: deve poter arrivare a tutti, anche a chi lo vive senza conoscenze tecniche. Se diventa troppo impegnativo, si rischia di allontanare soprattutto i giovani. Invece deve essere un linguaggio aperto, immediato, inclusivo”.
Un approccio che si riflette anche nei nuovi vini, in particolar modo con il nuovo Syrah, da me definito come “pericoloso” e da Matteo come “vino da merenda”, proprio in virtù della sua semplicità di beva.
E per il 2025? La raccolta è già iniziata con le basi spumante e i primi bianchi freschi, mentre le ultime varietà verranno vendemmiate più avanti. Il 2025 si annuncia comunque come una buona annata.
Il futuro di Tenimenti Leone guarda dunque a nuove etichette, a un’identità territoriale sempre più forte e a un’accoglienza capace di trasformare la visita in esperienza. “Vediamoci a fine vendemmia — promette Matteo —, ma intanto seguiteci per scoprire la nostra bollicina da Bellone”.




















