E’ ormai da qualche anno che partecipo con piacere ai panel di degustazione per la Guida dei Vini della Sardegna di Vinodabere.it.
Ogni volta che mi chiedono informazioni, mi mettono in crisi. Gli oltre 600 vini che ogni anno proviamo rappresentano per me un vero viaggio sull’ottovolante, ed è per questo che fatico a rispondere a questa domanda. Spesso, provo a scardinare alcune convinzioni, come quella che Sardegna sia solo “Vermentino e Cannonau“, così come che il cannonau sia un vino solo “forte e potente” o altre convinzioni che oramai poco hanno a che fare con la realtà dei fatti.
Per me alla parola Cannonau associo, anche se può sembrare strano, la parola “eleganza“.
Se mi vuoi corrompere, usa la parola Mandrolisai.
Se mi chiedi di un vitigno, ti dico Bovale.
Se mi offri un calice quando sono sul divano, per favore, prova a portarmi un Moscato di Cagliari o una Malvasia di Bosa.
Se mi voglio invece scuotere dal torpore, vado invece su una Vernaccia di Oristano
Potrei andare all’infinito. Potrei parlare ad oltranza di quella regione che riempie ogni anno il mio block notes di pagine e pagine di note degustative e di punteggi, ma che alla fine di quella che io reputo “una grande faticata”, mi lascia con il desiderio di ripeterla.
Una regione di grandi innamoramenti. E quest’anno, nessuno me ne voglia, è il turno di Ilaria Addis e del suo Madrighe.
Quella mezza bottiglia, residuo di una giornata di guide, a suo tempo l’ho abbinata ai piatti più disparati e, in occasione de La Sardegna di Vinodabere 2025 il caso ha voluto che me la sono ritrovata sul posto per il primo assaggio.
E’ un Vermentino. E’ carnoso, salino, con una macerazione piacevolissima.
Un vino che mi richiama al sorso più e più volte. Il mio vino per il 2024, e spero che nessuno si offenda.
E, concludendo, visto che l’amico Maurizio Valeriani mi ha dato la possibilità di fare questa scoperta, cedo piacevolmente la parola a lui per condividere qualche ragionamento in merito a questo evento e ai vini della Sardegna.




















