Château d’Yquem a Firenze: il racconto del tempo nella masterclass firmata Pandolfini

Ci sono degustazioni che restano impresse perché riescono a raccontare un luogo, una storia, una visione del tempo. È il caso della masterclass dedicata a Château d’Yquem, andata in scena a Firenze il 9 Aprile nelle sale di Pandolfini, la più antica casa d’aste italiana, dove il fascino del collezionismo e la cultura del vino si sono incontrati in una giornata destinata a lasciare il segno.

A guidare il percorso Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano, e Lorenzo Pasquini, CEO della tenuta: due voci diverse e complementari, capaci di alternare rigore tecnico, memoria storica e autentico entusiasmo.

Per comprendere Yquem bisogna partire da Sauternes, da quella collina che domina cento ettari di vigne, un mosaico irripetibile di parcelle differenti per esposizione, composizione dei suoli, drenaggio e persino origine geologica. Cinque sorgenti naturali interne alla proprietà generano l’umidità necessaria, mentre il vento attraversa costantemente i filari asciugando le uve.

È in questo equilibrio fragile e miracoloso che nasce la Botrytis Cinerea, la muffa nobile, un fenomeno naturale, che se altrove può essere un rischio, qui diventa destino. Gli acini si concentrano, perdono acqua, acquistano profondità aromatica, ma a Yquem nulla viene dato per scontato: la raccolta avviene in numerosi passaggi manuali, selezionando soltanto i grappoli perfetti. Se un solo acino è toccato da muffe indesiderate, viene scartato l’intero grappolo. È una viticoltura estrema, quasi ascetica, per questo a Bordeaux si dice che, dove altrove una vite regala una bottiglia, a Yquem una vite regala un bicchiere.

Quando George Washington ne apprezzava già i vini, Yquem aveva già alle spalle secoli di esperienza. Dal XV secolo fino al riconoscimento del 1855 come Premier Cru Supérieur, unico vertice assoluto della classificazione di Sauternes, la tenuta ha costruito un prestigio che ancora oggi rimane intatto. Dal 1999 il gruppo LVMH ne custodisce il patrimonio, continuando a coniugare tradizione e precisione contemporanea.

La giornata fiorentina si inseriva nel contesto di La Joie du Vin, l’asta firmata Pandolfini che ha superato 1,14 milioni di euro, raggiungendo il 170% delle stime iniziali. A guidare la vendita proprio alcune bottiglie di Yquem, con uno straordinario 1937 battuto a 16.790 euro. Numeri importanti, certo, ma che raccontano soprattutto il desiderio mai sopito di possedere frammenti di eternità liquida.

Il primo assaggio della nostra degustazione è stato Château d’Yquem 2023, presentato in anteprima. Fin dalla vendemmia, è apparso chiaro il potenziale di un millesimo destinato a lasciare traccia: il 2023 raccoglie la freschezza cristallina del 2021 e la generosità solare del 2022, componendo una nuova trilogia di straordinario interesse, come già accaduto nelle celebri sequenze 1948-1950 e 1988-1990.

Nel calice si presenta di un oro brillante e luminoso, di media fittezza. L’olfatto è ampio e seducente: un preludio floreale su note di gelsomino e lilla, lascia poi il passo a rabarbaro cotto, kumquat, cera d’api e sfumature di albicocca matura. Progressivamente emergono cenni di susina gialla e marmellata di mandarino.

L’ingresso al palato è avvolgente, pieno, appagante. I 150 g/l di zucchero risultano perfettamente integrati in una trama di grande equilibrio. La dolcezza è vellutata, mai invadente, mentre una vibrante acidità agrumata sostiene il sorso e lo allunga verso un finale sapido d di straordinaria precisione.

Con il Château d’Yquem 2016 il registro cambia e si fa più cesellato. È il vino dell’armonia e della compostezza, della misura che cela profondità.

Alla vista mostra un oro intenso e limpido. Il profilo aromatico unisce ricordi di mango, ananas e albicocca matura a una componente più fine e territoriale fatta di timo limonato, gelsomino e leggere note balsamiche di nepitella e incenso selvatico. In chiusura affiorano miele d’acacia e richiami minerali. Al gusto colpisce la precisione: corpo moderato ma saldo, tessitura concentrata, acidità brillante che accompagna una massa glicerica importante senza appesantirla. Il finale è lungo, vibrante, con ritorni di frutta secca e spezie dolci. Un Yquem di aristocratica eleganza.

Il Château d’Yquem 2006 introduce una dimensione più potente e materica, figlia di un’annata complessa e severa. La stagione fu segnata dalla presenza di moscerini e dallo sviluppo di marciume acido, fattori che imposero una selezione durissima in vigna e la rinuncia a una parte importante del raccolto. Le parcelle con maggiore presenza di argilla reagirono meglio, preservando integrità e concentrazione delle uve. È anche da qui che nasce il carattere più compatto e strutturato di questo millesimo.

Nel calice si presenta di un oro vibrante con riflessi quasi aranciati. La consistenza è importante: ruotandolo emerge subito densità, materia, profondità.

L’olfatto è ampio e stratificato, di grande intensità. Si apre su cedro candito e arancia disidratata, quindi marmellata di mela cotogna, zafferano, caramello e zenzero. Seguono cenni balsamici e speziati di cardamomo, foglia di verbena e una raffinata chiusura appena amaricante che ricorda il tè verde. Al palato è pieno, quasi monumentale. L’acidità attraversa il centro bocca e ne governa la massa, ma il sorso resta ricco, liquoroso, di forte impatto tattile. Emergono richiami di marmellata di arancia amara, mentre la trama si fa progressivamente monolitica, viscosa, con una sensazione quasi untuosa che accompagna un finale lunghissimo su ritorni di caramello e spezie dolci.

Un Yquem di potenza e sostanza, meno giocato sulla leggerezza e più sulla profondità materica.

Il Château d’Yquem 1996 rappresenta la grazia dell’evoluzione. Nel bicchiere vira verso un oro intenso che sfuma nell’ambra chiara, mantenendo straordinaria luminosità.

Il bouquet è di grande finezza: arancia matura, susina mirabelle, mela cotogna, zafferano, note fresche appena muschiate, miele, vaniglia e cenni di cedro. Il palato sorprende per slancio verticale, con centro bocca denso, ma setoso. La dolcezza è perfettamente calibrata e il finale, lungo e salino, prolunga con eleganza il ricordo gustativo. Il tempo qui non consuma nulla: rifinisce.

Con il Château d’Yquem 1986 si entra in una delle espressioni più affascinanti e singolari della degustazione. Annata segnata da forti nebbie, che costrinsero spesso a vendemmiare soltanto nel pomeriggio, quando normalmente il vento del mattino asciuga i grappoli e consente la raccolta.

Nel calice mostra un’ambra luminosa e vibrante. Il naso è profondo e complesso: agrumi canditi, mandarino, marmellata d’arancia, mela cotogna, Tarte Tatin, zafferano, legno di cedro, sandalo, tartufo bianco e spezie fini. Il sorso è sorprendentemente teso ed energico. Le parcelle più argillose donano una marcata impronta salina che dialoga con una dolcezza più contenuta (100 g/l di zucchero) e con un raffinato registro amaricante di genziana. Ne nasce una sensazione gustativa di grande profondità, con ricordi quasi umami, che rende questo 1986 memorabile per personalità e originalità.

A chiudere il percorso Y 2023, l’altra anima della tenuta. Nato nel 1959 come interpretazione secca del terroir di Yquem, è prodotto con raccolte anticipate, precedenti alla vendemmia tardiva del grand vin. Nel 2023 nasce da 50% Sauvignon Blanc e 50% Sémillon, con una lieve presenza di botrytis e 6 g/l di zucchero residuo.

Alla vista si presenta di un giallo paglierino cristallino, luminoso e di grande trasparenza. Il quadro olfattivo colpisce per complessità e precisione espressiva: a bicchiere fermo emergono delicate note lattiche di yogurt e kefir, che donano originalità al primo impatto. Con l’ossigenazione il profilo si distende e si arricchisce di eleganti richiami di cipria, quindi erbe aromatiche mediterranee su ricordi di timo, salvia e verbena, seguite da fresche sensazioni agrumate di scorza e foglia di limone. In chiusura affiorano tocchi floreali di lavanda e un nitido ricordo di frutta gialla croccante, che completa un naso fine, dinamico e perfettamente cesellato. Il sorso è teso, salino, dinamico, dove lime, kiwi giallo, erbe mediterranee e una scia minerale profonda accompagnano un finale elegante e persistente. Non un comprimario, ma una diversa e affascinante lettura dello stesso terroir.

Il merito di Pandolfini è stato quello di costruire attorno a questi vini il contesto ideale: un incontro misurato, colto e perfettamente calibrato, capace di valorizzarne il racconto senza mai sovrastare.
A completare il quadro, l’eleganza discreta di Enoteca Pinchiorri, la cui impeccabile ospitalità, nel servizio come nel light lunch, ha accompagnato la giornata con quella naturalezza che appartiene soltanto alle grandi eccellenze.

Durante la masterclass è emerso un concetto chiaro: Yquem non è un vino, è un ecosistema di precisione.

Natura, selezione maniacale, tempo e interpretazione convivono in un equilibrio tanto fragile quanto straordinario. Nulla è automatico, nulla è scontato. Ogni vendemmia nasce da condizioni irripetibili e viene accompagnata con una cura assoluta.

Ogni annata è diversa e nessuna rincorre l’immagine della precedente; ciascuna esprime soltanto la propria verità, spingendosi fino al punto più alto che la stagione può concedere.

Ed è forse proprio qui che risiede la grandezza autentica di Château d’Yquem.

Non vi è ricerca della perfezione immobile, né la rassicurante ripetizione di un modello, ma la capacità rarissima di ascoltare un terroir e trasformare ogni raccolto in un’opera irripetibile.

Facebook
Telegram
WhatsApp
Email
Immagine di Sara Calimari

Sara Calimari

Curiosa ed eccentrica per natura, vedo nel vino la più alta forma di espressione culturale: ogni calice racconta una storia, legata indissolubilmente alla terra da cui nasce. Per me degustare è come leggere un libro: lo faccio con umiltà, cercando di restituire al vino la sua voce più genuina. Professionista nella comunicazione e sommelier Ais, organizzo eventi e guido masterclass, oltre che scrivere per riviste di settore e testate giornalistiche specializzate nel mondo del vino. Terza classificata al Concorso Miglior Sommelier Ais della Toscana 2025, continuo a studiare, ascoltare e raccontare il vino, con la stessa passione del primo giorno.

Leggi anche...

No Content Available