Quando due mondi si riconoscono, più che collaborare si raccontano. È quello che accade tra Drink Kong e Zuma Roma: un dialogo tra visioni, cultura giapponese e nuova mixology. Un incontro che non è semplicemente una collaborazione, ma un dialogo tra visioni, estetiche e percorsi che trovano nel Giappone una matrice comune, quasi una lingua condivisa fatta di equilibrio, precisione e cultura del dettaglio. Per Lorenzo Mancusi, General Manager di Drink Kong, questo incontro ha anche un valore personale: Zuma Roma rappresenta infatti una tappa fondamentale del suo percorso, il primo approdo in una ristorazione di alto livello e, in qualche modo, l’origine di una visione che oggi si esprime in modo compiuto nel progetto Drink Kong.
È quindi un ritorno, ma anche una naturale evoluzione, che prende forma in una delle location più suggestive della città, la terrazza di Zuma in via della Fontanella Borghese, dove la vista su Roma diventa parte integrante dell’esperienza e contribuisce a costruire un’atmosfera sospesa tra eleganza e contemporaneità. In questo contesto, l’aperitivo diventa racconto, un momento in cui il cocktail si trasforma in linguaggio e veicolo di identità, a partire dal welcome drink supportato da Campari. Un Campari shakerato arricchito da un sakè allo yuzu che introduce immediatamente un dialogo tra Italia e Giappone attraverso freschezza e tensione agrumata.

A seguire, le due proposte signature raccontano il lavoro più profondo di Drink Kong, fondato sulla rilettura dei classici in chiave contemporanea: il Ga-Ri-Bawl-Dee, reinterpretazione del Garibaldi, nasce dalla ridistillazione del Campari e dall’utilizzo di un cordiale all’arancia, dando vita a un cocktail equilibrato tra note bitter, dolci e acide, pensato come un vero passe-partout capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla complessità; il Wasabi Stinger, invece, rappresenta un intervento più radicale, che prende un classico ormai meno frequentato e lo trasforma attraverso la distillazione del wasabi, introducendo una dimensione vegetale elegante e originale, sostenuta da una nota di miele all’aglio che amplifica il profilo aromatico e ne riequilibra la componente mentolata, restituendo al drink una nuova attualità.
Questi cocktail si inseriscono in un progetto più ampio che trova nel nuovo menù e nello spazio Nite Kong il proprio sviluppo naturale, dove il tema del “twist on classic” diventa centrale non come esercizio stilistico ma come percorso di ricerca, in cui la memoria dei grandi classici viene reinterpretata attraverso tecniche contemporanee e una sensibilità che guarda al Giappone come riferimento culturale costante.
Ma al di là della tecnica e della creatività, è nella visione del bartending che emerge il tratto più distintivo del racconto di Lorenzo: il cocktail bar come palcoscenico, il barman come attore e al tempo stesso come figura capace di costruire connessioni, di mettere in relazione le persone, fino a diventare, in una provocazione tanto efficace quanto significativa, una sorta di patrimonio immateriale, un luogo in cui nascono incontri, relazioni, storie, in cui la notte amplifica la dimensione esperienziale e trasforma il gesto del bere in qualcosa di più profondo, quasi rituale.
In questo senso, l’incontro tra Drink Kong e Zuma non si esaurisce in un evento, ma diventa la rappresentazione di un’idea più ampia di città e di ospitalità, in cui luoghi diversi dialogano tra loro e costruiscono un percorso coerente: cena da Zuma e dopo cena da Drink Kong non è soltanto un suggerimento, ma una visione di Roma contemporanea, capace di muoversi tra identità e contaminazione, tra radici e apertura internazionale, dove anche un cocktail può diventare strumento di racconto e chiave di lettura del presente.




















