Walter Musco, quando la pasticceria diventa materia

Ci sono momenti in cui la pasticceria smette di essere solo tecnica e gusto, e diventa linguaggio. Nel lavoro di Walter Musco questo passaggio è evidente da tempo, ma con la sua collezione pasquale raggiunge una forma ancora più radicale: l’uovo non è più un oggetto da consumo, ma una superficie su cui riflettere.

La domanda, a questo punto, viene naturale: è pasticceria o è arte?
Forse entrambe. O forse non ha più senso distinguere. Le sue uova non nascono per essere “commerciali”. Non cercano la sorpresa, non inseguono la tradizione nel senso più rassicurante del termine. Al contrario, la mettono in discussione, la smontano, la ricostruiscono. Eppure restano, tecnicamente, ciò che sono: cioccolato. Un fondente importante, lavorato con cura, pensato anche per essere mangiato. Ma non sempre accade. Chi segue il percorso di Walter tende a conservarle, a collezionarle. Romperle diventa quasi un gesto improprio, come se si trattasse di un’opera più che di un prodotto.

Questo equilibrio tra funzione e significato nasce da lontano. La relazione con l’arte, per Walter, non è un elemento aggiunto, ma una componente originaria. Dalle prime fascinazioni per la pop art fino all’apertura, negli anni ’90, di una galleria dedicata all’arte tribale, il suo percorso si è sviluppato in parallelo tra linguaggi diversi, senza mai separarli davvero.

È da qui che prende forma il suo modo di lavorare. Le collezioni pasquali, ormai giunte a una lunga continuità, non sono mai state esercizi di stile fini a sé stessi, ma percorsi tematici. Ogni anno un punto di partenza diverso, ogni anno un linguaggio da esplorare: il colore, la materia, le forme di espressione umana, dalla musica alla letteratura.

Poi, nel tempo, qualcosa cambia. La ricerca si fa più essenziale, più concentrata. Fino ad arrivare a un punto in cui diventa necessario togliere, più che aggiungere. La collezione attuale nasce proprio da questa esigenza. Un ritorno alle origini, intese non come citazione, ma come riduzione. Eliminare il superfluo, abbandonare decorazioni, colori, ornamenti, per lavorare sulla materia. Le superfici diventano irregolari, stratificate, quasi primitive. Il cioccolato smette di essere solo ingrediente e si avvicina a materiali come il marmo, il legno, l’argilla. Cambia il linguaggio, ma non cambia la sostanza: è sempre una ricerca sulla forma. In questo senso, il cioccolato è solo il mezzo. Uno strumento coerente con il contesto della pasticceria, ma utilizzato con una libertà che va oltre la funzione.

Arrivati a questo punto, il tema non è più cosa sarà la prossima collezione, semmai, come si riparte. C’è un momento, in ogni percorso creativo, in cui si arriva a una sintesi estrema. Un punto in cui si ha la sensazione di aver detto tutto, o almeno tutto ciò che era necessario dire in quella forma. Forse questa collezione rappresenta proprio quel passaggio.

Uno zero da cui ripartire.
E in fondo, anche questo è un gesto artistico.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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