C’è un filo sottile che attraversa la storia dell’acqua minerale in Italia, e che porta dritto nel cuore dell’Umbria, tra le colline di Nocera Umbra. È qui che nasce Acqua Nocera Umbra, un’acqua dalle origini antichissime, già conosciuta nel Cinquecento e poi diventata, a fine Ottocento, una delle prime realtà industriali del settore nel nostro Paese.
La svolta arriva nel 1894, quando l’imprenditore Felice Bisleri acquisisce la sorgente Angelica e avvia un progetto destinato a segnare la storia. Da lì nasce un marchio che non solo conquista il mercato italiano, ma diventa presto protagonista anche all’estero, seguendo i flussi migratori degli italiani e arrivando fino in Sud America, negli Stati Uniti e persino in India.
Un legame, quello con l’India, tutt’altro che marginale. Lo stesso Bisleri esporta l’acqua insieme a un farmaco antimalarico da lui sviluppato, contribuendo alla diffusione del marchio in un mercato che ancora oggi porta il suo nome, con una realtà industriale di grande rilievo.
Oggi, Acqua Nocera Umbra si presenta come un’eccellenza che guarda al futuro, valorizzando al tempo stesso una storia unica. Ed è proprio questo equilibrio tra memoria e innovazione il cuore del racconto emerso durante la serata organizzata a Roma, negli spazi di Idylio by Apreda, il ristorante dello chef Francesco Apreda, dove l’acqua è diventata protagonista assoluta di una cena tematica.
“Stasera è l’acqua che la fa da padrona”, ha esordito Claudio Turchi, Presidente del Gruppo SEM, sottolineando il valore di un prodotto che affonda le radici nel tempo ma continua a evolversi. “È una storia lunga, complessa, ma vincente”.
Una storia che parte dal 1500 e si struttura industrialmente alla fine dell’Ottocento, diventando una delle prime società italiane del settore. Un’acqua che, per decenni, è stata distribuita in tutta Italia ed esportata nel mondo, rappresentando non solo un prodotto, ma un vero e proprio simbolo del territorio umbro.
Oggi il progetto entra in una nuova fase. Dopo anni di produzione anche in private label, l’obiettivo è rafforzare l’identità del brand, portando Acqua Nocera Umbra e Acqua Claudia nel mondo dell’alta ristorazione e del canale Horeca.
Un passaggio che si traduce anche in una nuova veste, con una bottiglia pensata per esaltare il valore di un’acqua che già nel Cinquecento veniva definita “pura, cristallina, divina”. Un contenitore capace di raccontare, già al primo sguardo, l’identità e la qualità del contenuto.
La serata da Idylio è stata la dimostrazione concreta di questa visione. Lo chef Francesco Apreda ha costruito un vero e proprio percorso gastronomico in cui l’acqua non è stata semplice accompagnamento, ma ingrediente centrale. Emblematico il piatto del riso all’“acqua pazza”, dove Acqua Nocera Umbra diventava elemento strutturale della ricetta, esaltando sapori e consistenze.
“Un viaggio culinario spettacolare”, lo ha definito il Presidente, sottolineando come l’utilizzo dell’acqua in cucina abbia aperto nuove prospettive di racconto e di esperienza.
Il percorso, però, è solo all’inizio. Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 maggio al Castello di Solfagnano, dove si terrà il Premio Acqua Nocera Umbra. Un’occasione per presentare ufficialmente la nuova bottiglia dedicata all’alta ristorazione e per continuare a costruire un dialogo tra prodotto, territorio e cultura gastronomica.
Perché, come dimostra questa storia, anche l’acqua – nella sua apparente semplicità – può diventare racconto, identità e visione. E, soprattutto, protagonista.




















