A volte, basta un dettaglio a catturare la nostra attenzione. Nel mio caso, è stata una tartaruga.
Non una tartaruga qualunque, ma un piccolo totem stilizzato, fiero e silenzioso, impresso sulle bottiglie di Castello Monterinaldi. Quel simbolo, così delicato e deciso insieme, ha risvegliato in me un’eco antico, un legame profondo con questi animali che ho amato fin da bambina.
Nel giardino di casa, mia madre ne ha sempre avute tante e crescere con queste creature significava imparare l’arte della pazienza. Le osservavo per ore: lente, solenni, mai distratte, capaci di trasformare ogni passo in un gesto misurato. Giocavo con loro come si gioca con il tempo: senza forzarlo. Quelle tartarughe erano un silenzioso rifugio, una scuola di calma e ascolto.
E rivederle – vere, vive – nel giardino del Castello di Monterinaldi è stato come chiudere un cerchio. Un tuffo improvviso nell’infanzia, nei pomeriggi d’estate, nella terra calda sotto le dita.
Dopo un primo incontro a Eccellenze di Toscana, ho deciso, infatti, di varcare la soglia della loro cantina, tuffandomi nel cuore vivo del Chianti Classico. Qui, tra Panzano e Radda in Chianti, su una collina la cui forma ricorda il carapace di una tartaruga, sorge Castello Monterinaldi, una fortezza millenaria che custodisce storie e segreti dal 1010, quando il Conte Gottifredo, signore longobardo, diede vita a questo luogo.
Il Castello è ancora lì, imponente, custode di un tempo che scorre lento. Poco sotto, La Pesanella, la villa operativa della tenuta, accoglie con calore chiunque voglia avvicinarsi a questa terra dove natura, storia e passione si intrecciano. E tra le tartarughe vere, che passeggiano serene nel giardino come simboli viventi, mi sono sentita subito a casa.
“Senza fretta, ma senza sosta” è stato da sempre il mantra della famiglia Ciampi, che dal 1961 ha guidato con passione e determinazione l’azienda. Ora, questa tradizione continua sotto la nuova proprietà di Paolo Nocentini. La tartaruga, emblema di pazienza e costanza, ispira ogni scelta in vigna e in cantina, dove 17 vigneti su 50 ettari coltivati biologicamente raccontano un dialogo sincero con il territorio. Qui, il Sangiovese – protagonista indiscusso – si esprime con sfumature uniche, affiancato da un mosaico di vitigni autoctoni e internazionali: Canaiolo, Malvasia, Colorino, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah.

Entrando nella sala degustazione di Monterinaldi, la sensazione è quella di un abbraccio: ogni vino racconta una storia di terra, di silenzi e ritmi antichi, scandita da una coerenza stilistica che colpisce e avvolge.
Arnaldo – Bianco di Toscana IGT 2020, 100% Malvasia Bianca Lunga, è il primo incontro al calice. Al bevante si presenta con un giallo paglierino vibrante.
Il bouquet si apre su note raffinate di cedro e zenzero candito, con cenni di miele, rosa gialla e un tocco balsamico di nepitella. In bocca l’incipit è agrumato, evolve poi in una texture morbida e burrosa, chiudendo con una sapidità elegante che allunga il sorso su echi di nocciola. L’etichetta, con un cinghiale bianco, simbolo di forza e intuito, è perfetta per questo bianco che ha stoffa e un grande futuro davanti a sé.
Il Chianti Classico DOCG “Vigneto Boscone” 2019 è un vero racconto del Sangiovese Grosso in purezza. Vinificato e affinato esclusivamente in vasche di cemento per 26 mesi, questo single vineyard è l’espressione limpida e vibrante della tradizione. Il calice si tinge di carminio brillante, segno di freschezza e vitalità. Al naso la ciliegia ferrovia si intreccia con eleganti fiori di rosa, violetta e peonia, mentre un sottile sentore di pepe bianco introduce una nota salmastra, quasi marina, che amplifica la complessità. Al palato il vino è teso, con un acidità fruttata accogliente e un tannino fine e polveroso, che racconta la sua perfetta integrazione. Materico e sapido, è un vino che parla con gentile autorevolezza, senza bisogno di ostentare.
Più complesso e raffinato, il Chianti Classico Gran Selezione Radda DOCG 2020 nasce dagli stessi vigneti del Boscone, ma con un lungo affinamento di 24 mesi in botti di rovere francese da 25 ettolitri. Il colore rimane carminio, di media intensità, vibrante e vivo. Al naso il bouquet si apre con un eleganza floreale impareggiabile: rosa tea, lavanda e violetta danzano con ciliegia e prugna, mentre una spezia raffinata di noce moscata e coriandolo si intreccia con una balsamicità di radice di liquirizia. In bocca è rotondo, con tannini centrali e fruttati e un’acidità più morbida che lascia spazio alla matericità del vino. La sapidità taglia il sorso in chiusura, con un finale leggermente amaricante nell’incontro più prossimo con il tannino. È un vino austero, persistente, che sussurra storie di nobiltà e radici profonde.
Nel solco della tradizione e dell’eleganza, il Pesanella – Rosso di Toscana IGT si distingue come il Supertuscan della casa. Un blend sapiente di 60% Merlot, 20% Cabernet Sauvignon e 20% Sangiovese, vinificato in vasche di cemento e affinato per 18 mesi in barriques e tonneaux. Al calice è un rosso rubino intenso con riflessi carminio. Il naso è profondo, con frutti di bosco scuri – ribes, mirtillo, mora di gelso – e note vegetali raffinate di foglia d’ortica, pepe bianco, un bouquet floreale e lievi tocchi di caffè e chiodo di garofano. In bocca il sorso è ricco e avvolgente, con tannini morbidi e fruttati e un retrogusto goloso che ricorda il cioccolatino Boero, tra ciliegia e cioccolato, impreziosito dalla sapidità che rende il finale vivo e persistente.
Infine, un viaggio nell’anima più intima della tradizione con il Vin Santo del Chianti Classico DOC, ottenuto da Malvasia e Trebbiano raccolti a settembre e appassiti con cura per oltre tre mesi. La fermentazione avviene in piccoli caratelli di castagno, dove il vino affina per oltre 8 anni, conferendo una densità e una complessità uniche. Al calice l’ambra è luminosa e cristallina, mentre al naso esplode un tripudio di noce, fico secco, uva sultanina, miele di castagno, dattero e albicocca disidratata. In bocca il sorso è avvolgente e rotondo, sorretto da un’eccellente acidità che bilancia la dolcezza, rendendo il vino scattante e armonico. La persistenza regala un finale di frutta secca che resta impresso, un canto lento e silenzioso dedicato alla pazienza e alla memoria della terra di Radda.
Lasciare Castello Monterinaldi è un atto di dolce malinconia. Quel cancello, sorvegliato dalla tartaruga simbolo di un tempo che scorre con ritmo proprio, ci ricorda la preziosità dell’attesa. In un mondo che corre, dove la frenesia dei social e l’immediatezza cancellano il valore del tempo, questo luogo è un’oasi che ci ricorda quanto sia prezioso il dono di fermarsi ed ascoltare il silenzio.
Ed è con questo dono – un’emozione viva e duratura – che si torna a casa, portando con sé la promessa che la vera bellezza resiste, si fa eterna, e si lascia scoprire solo a chi sa aspettare.
























