Il Consorzio Abbacchio Romano IGP lancia l’allarme: attenzione alla carne d’agnello a basso costo e senza garanzie

A Pasqua, oltre la metà della carne d’agnello arriva dall’estero. Ogni anno, durante il periodo pasquale, oltre 550.000 agnelli arrivano sul mercato italiano. Ma più della metà – circa 300.000 – proviene dall’estero, spesso senza garanzie su provenienza, benessere animale e qualità. Questi capi, allevati in condizioni poco controllate, finiscono nei nostri piatti a prezzi più bassi, fino al 40% in meno rispetto a quelli italiani certificati. A farne le spese è la filiera locale, come quella dell’Abbacchio Romano IGP, che oggi produce circa 35.000 capi all’anno, in netto calo rispetto ai 120.000 di qualche anno fa. Una diminuzione dovuta all’abbandono dell’attività da parte di molti allevatori e alla concorrenza dei prodotti non certificati.

Il prezzo del prodotto IGP è più altro in quanto produrre carne certificata ha costi maggiori: i pastori del Consorzio allevano gli animali all’aperto, in pascoli protetti, seguendo pratiche tradizionali e rispettose. Questo comporta spese più alte per protezioni, controlli e sostenibilità, che si riflettono nel prezzo finale. L’Abbacchio Romano IGP è allevato secondo antichi metodi, come la transumanza (ndr. partrimonio UNESCO), il movimento stagionale delle greggi tra pianura e montagna. Gli animali si nutrono di latte materno e piante spontanee della campagna laziale. Il risultato è una carne tenera, saporita e sana, frutto di un allevamento etico e sostenibile. Quindi parliamo di un prodotto di eccellenza, espressione di una comunità, di un territorio e delle sue tradizioni.

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Immagine di Redazione

Redazione

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