Estetica e sostanza nella Terrazza del “Mirabelle”…

E’ una di quelle giornate calde, molto calde, ma non calde a sufficienza da farci esitare un solo attimo quando Luca Costanzi, Food & Beverage Manager del “Mirabelle”, ci chiede se preferiamo mangiare dentro o fuori. “Fuori”, senza dubbio, anche perché la terrazza del Mirabelle è qualcosa di emozionante. Non c’è Metaverso o realtà aumentata che tenga, qui la realtà di Roma che si può ammirare da questa terrazza è qualcosa di talmente concreto e bello da toglierti il fiato.

Più volte ho pensato al Mirabelle e a cosa scrivere, e ogni volta mi viene di iniziare il racconto con queste parole: Eleganza, Comfort, Estetica, Qualità, Sostanza.

Potrei chiudere qui l’articolo ma non lo faccio.
Eleganza, una caratteristica evidente di questa location, ma non di quelle “pesanti”. La prima cosa che abbiamo apprezzato è  la grande accoglienza e la capacità di creare un clima che subito ci mette a nostro agio. Luca è estremamente professionale ma senza nessuna di quelle rigidità che possano ostacolare il tuo “nirvana” nel momento in cui ti siedi in una delle terrazze più belle di Roma.

Nulla è lasciato al caso. Il tono di chi ci serve è quello giusto così come le piccole attenzioni che ti fanno capire come qui non ci sia nulla sia casuale e che Luca, nel suo lavoro, sembra essere un perfetto direttore d’orchestra.

E poi il cibo. Creativo, sfizioso, estroverso ma di sostanza. La mano di Stefano Marzetti, Executive Chef del Mirabelle, si sente. Una mano che vuole giocare ma senza strafare. Un approccio che punta a colpire l’occhio e a soddisfare il palato. Piatti che nel loro complesso tendono ad essere fotografati per forme e colori, ma ad essere ricordati per gusto, sostanza e soprattutto equilibrio tra il rispetto della materia prima e la voglia di innovare.

Concludo con due osservazioni. La prima è la piacevole sorpresa nel trovare piatti “pieni” e non solo un grande spazio costellato di “finezze” sparse su un fondo bianco. Qui oltre al piacere non ci si alza con la fame. La seconda è quella di saper uscire dagli schemi, ad esempio proponendo una Pezzogna piuttosto che il solito branzino o una piccola cantina del territorio in alternanza a una etichetta più blasonata.

Concludendo, quella del Mirabelle è stata una esperienza molto positiva.
A metà pagina di questo articolo mi rendo però conto, come si dice a Roma, di aver fatto una “sviolinata”. Ma con questo panorama, questa accoglienza e quello che ho trovato nel piatto, il violino ci sta più che bene.

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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