“Birra, e sai cosa bevi”, questo recitava lo spot di qualche anno fa nel quale Renzo Arbore con il claim “meditate gente, meditate” promuoveva la birra come bevanda a basso contenuto alcolico, basso contenuto calorico e come soluzione per mantenere la mente lucida.
In quel periodo i marchi di birra non erano molti. Gli italiani solitamente potevano scegliere con facilità la loro birra. Poi, in tempi recenti (almeno per me) scegliere una birra è diventato un vero casino. Pils, Ipa, Weiss, Stout… e via dicendo. E poi le artigianali, quanto basta per generare ancora maggiore smarrimento davanti ad uno scaffale di birra.
Ma non solo. Per chi “appartiene” al vino, la birra è considerata come prodotto “non paragonabile” in quanto, si dice, la birra parte dal luppolo mentre il vino partendo dalla vigna richiede attenzioni maggiori e una lavorazione più complessa.
Ora, vorrei saltare a piedi pari la questione relativa al fatto che sono due prodotti non paragonabili, così come che uno valga o meno più dell’altro, ed entrare nell’argomento birra in modo più “leggero”.
La birra è sicuramente un prodotto più immediato e di grande appeal, in particolar modo per quanto concerne il mercato dei giovani. Mercato che invece, a mio avviso è ancora di difficile conquista da parte dei produttori di vino.
Per contro, la birra è associata ad un bere molto “en passant”. Vedere assembramenti di giovani con la bottiglia da 33 in mano è scena molto comune. Di fatto, il mondo della birra potrebbe avere qualche difficoltà nel far percepire i propri prodotti come “gastronomici” o comunque da proporre in abbinamento a piatti che non siano un hamburger o un hot dog.
Quindi, direi che siamo in presenza di due mondi diversi, con problematiche diverse. In entrambi i casi vedo la necessità di azioni di marketing mirate e di una comunicazione orientata a lavorare su alcuni preconcetti.
Certo, questo è il mio modestissimo punto di vista. Posso però dire che provare una birra artigianale siciliana in abbinamento con una bresaola di Wagyu ha avuto il suo perché. Note olfattive interessanti e un abbinamento a dir poco sorprendente.
Sarà facile proporre questa evoluzione a chi si ciondola in piazzetta con una 33cl in mano?
Sarà facile convertire un aficionado del vino a chiedere una IPA quando è al ristorante?
Difficile fare previsioni.
Con Mauro Pellegrini, presidente dell’Unione Degustatori Birre, proviamo a condividere un ragionamento, anche per quanto riguarda un approccio alla birra in giacca e cravatta piuttosto che in bermuda e t-shirt…




















