L’argomento è ricorrente, ed è di quelli che potrebbe generare discussione tra gli “addetti ai lavori”. Ne ho parlato qualche giorno fa in questo articolo e, pensando che Vinitaly potesse essere l’occasione buona per tastare il polso della situazione, ho provato ad intervistare i produttori (e non solo) in merito all’argomento.
Continuo a pensare che l’errore commesso sia quello di considerare la comunicazione del vino in modo assoluto mentre in realtà dovrebbe e potrebbe essere “dinamica”.
Il punto non è cambiare la comunicazione che viene scambiata tra professionisti, ma fare attenzione a chi è il proprio interlocutore.
Quando parlo di semplificazione, ci tengo a precisare, mi riferisco alla forma e non ai contenuti. Il vino merita rispetto, ma credo che una comunicazione capace di partire dal territorio e dalle persone possa avere più appeal rispetto ad una comunicazione che parte direttamente dal prodotto.
Sono inoltre fermamente convinto dell’idea che neofiti e giovani siano due “categorie” poco coccolate dal mondo del vino mentre, a mio avviso, rappresentano due fasce di mercato numerose e interessanti, così come sono convinto che troppo spesso a questo tipo di utenza arrivi una comunicazione sbagliata e poco inclusiva.
Quindi, al di là della mia opinione, ho pensato fosse giusto dare la parola a chi opera nel mondo nel vino. Io e Federico Gabriele ci siamo portati a casa una ventina di testimonianze, “strappate” ai nostri interlocutori in un momento di massima iperattività da Vinitaly. Non è stato semplicissimo, ma il risultato sembra non lasciare dubbi…





















