Dalla fine di ottobre il Consorzio porterà per la prima volta nella Capitale il corso di primo livello dedicato all’assaggio. Cinque lezioni teorico-pratiche e una giornata nel comprensorio produttivo per conoscere da vicino caseifici, stagionatura e filiera.
Non basta assaggiarlo. Per conoscere davvero il Parmigiano Reggiano bisogna imparare a leggerne le differenze, comprenderne l’evoluzione, riconoscere ciò che accade durante la stagionatura e, soprattutto, entrare dentro una filiera che va molto oltre il prodotto che arriva sulla tavola.
È da questa idea che nasce il nuovo progetto annunciato dal Consorzio Parmigiano Reggiano: dalla fine di ottobre, per la prima volta, i corsi per diventare assaggiatori arriveranno anche a Roma.
A raccontarlo, durante Vinòforum, è Alessandro Stocchi del Consorzio Parmigiano Reggiano. «Ci teniamo davvero a comunicare e divulgare la cultura del nostro prodotto e della nostra filiera in maniera strutturata e radicata», spiega.
Il corso di primo livello sarà articolato in cinque lezioni teorico-pratiche, alle quali si aggiungerà una giornata direttamente nel comprensorio produttivo. Un passaggio che probabilmente rappresenta la parte più interessante del percorso, perché permette di spostare l’esperienza dalla sala di degustazione ai luoghi nei quali il Parmigiano Reggiano nasce e matura.
I partecipanti saranno infatti ospiti del Consorzio per visitare un caseificio, un magazzino di stagionatura e conoscere più da vicino i diversi passaggi della filiera.
È un approccio che prova a trasformare l’assaggio in uno strumento di conoscenza. Non semplicemente stabilire se un Parmigiano Reggiano piace o meno, ma imparare a osservare, confrontare e interpretare le caratteristiche del prodotto.
Ed è proprio la parola “cultura” a tornare più volte nel racconto di Stocchi. Perché dietro una denominazione così conosciuta rischia talvolta di nascondersi un paradosso: tutti conoscono il nome Parmigiano Reggiano, molti lo consumano abitualmente, ma non necessariamente ne conoscono fino in fondo caratteristiche, differenze e processi produttivi.
Portare un corso strutturato a Roma significa quindi provare ad accorciare questa distanza. L’annuncio è arrivato durante la prima partecipazione del Consorzio a Vinòforum, esperienza che Stocchi giudica positivamente non soltanto per il numero di visitatori incontrati.
«Abbiamo trovato un pubblico particolarmente numeroso, ma al di là della quantità è stata interessante soprattutto la qualità», racconta. «Il pubblico si è dimostrato molto interessato, attento e recettivo nel voler scoprire le caratteristiche che contraddistinguono il nostro prodotto».
Un elemento che racconta anche come stia cambiando il rapporto tra pubblico e grandi prodotti della tradizione italiana. La notorietà del marchio o della denominazione non sembra più sufficiente: cresce la curiosità verso ciò che c’è dietro, verso le differenze, i luoghi di produzione e le persone che costruiscono la filiera.
Da questo punto di vista, il corso romano può essere letto come qualcosa di più di una semplice iniziativa didattica. È il tentativo di creare consumatori più consapevoli e, allo stesso tempo, nuovi ambasciatori di una cultura produttiva.
Perché imparare ad assaggiare significa inevitabilmente imparare anche a fare domande. E forse è proprio da quelle domande che comincia la conoscenza vera di un prodotto che siamo abituati a vedere quasi ogni giorno sulle nostre tavole.




















