Ho aspettato un attimo prima di scrivere questo articolo. Poi, da romano, mi sono detto “Quando ce vo’ ce vo’…” e ho iniziato dal titolo…
Ci sono bottiglie che aspetti di aprire. Altre che finiscono quasi per caso nel bicchiere. E poi ci sono quelle che, dopo il primo sorso, ti fanno pensare: non me l’aspettavo. Nella mia cantina c’era da qualche anno un Armonicu Rosato 2020 di Famiglia Depperu. Non c’era un motivo preciso per cui fosse rimasto lì. Forse aspettavo inconsciamente l’occasione giusta.
L’occasione è arrivata qualche sera fa ad Anzio. L’amico Luca aveva organizzato una cena a base di crudo di pesce e le mazzancolle erano semplicemente spettacolari. Una tavola senza formalismi, quelle serate in cui il vino non deve dimostrare nulla ma semplicemente accompagnare il piacere di stare insieme.
Ammetto una cosa: con i rosati non ho mai avuto un rapporto semplice. Li ho sempre rispettati, spesso apprezzati, ma non sempre sono stati capaci di emozionarmi. È probabilmente un limite mio, non dei rosati. E invece Armonicu mi ha spiazzato.
Non perché abbia cercato di stupire. Al contrario. Mi ha conquistato con un carattere definito, senza inseguire facili piacevolezze. E soprattutto con una salinità che, insieme a quel crudo di mazzancolle, sembrava parlare la stessa lingua del mare. Era uno di quegli abbinamenti in cui nessuno dei due protagonisti cerca di prevalere sull’altro.
La cosa che continua a incuriosirmi è pensare che tutto questo nasca da un Nebbiolo sardo. Un’idea che, sulla carta, potrebbe sembrare quasi un esercizio di stile e che invece nel bicchiere trova una sua coerenza sorprendente. Quella bottiglia, lo ammetto, mi ha fatto riconsiderare molti dei miei pregiudizi sui rosati.
Mentre tornavo a casa mi sono però reso conto di una cosa. Quello non era stato il primo “wow” dell’estate. Qualche settimana prima avevo provato l’ultima annata di Ruinas, un vino che conosco ormai da tempo e che considero una delle certezze dell’enologia sarda. Ma l’impressione è che con questa nuova annata abbia fatto ancora un passo avanti, ancora più consapevole della propria identità.
Ed è stato in quel momento che ho collegato i puntini. Due vini completamente diversi. Due emozioni diverse.
Due “wow“, la stessa firma.
Non so se Famiglia Depperu fosse partita con questo obiettivo. So soltanto che, nel giro di poche settimane, due loro bottiglie sono riuscite a sorprendermi per motivi completamente differenti. E dopo tanti anni trascorsi a degustare vini, è forse questo il complimento più sincero che mi sento di fare a un produttore.
Perché i vini buoni sono tanti.
Quelli che riescono ancora a cambiare, anche solo per una sera, il tuo punto di vista… sono decisamente meno.




















