Dei miei racconti Canari, quello di La Geria l’ho lasciato per ultimo. E dire che pensavo fosse il giro più turistico di tutti, vuoi per il fatto di vederlo segnalato su tutte le guide, vuoi per il fatto di trovare lungo la strada ogni tipologia di veicolo turistico, dalle auto ai quad.
Poi però ho bussato alla loro porta e mi sono trovato a condividere una esperienza molto bella con Alejandro Besay, l’enologo dell’azienda. Una esperienza fatta nell’ottica di concedersi il lusso di prendersi il tempo necessario per vedere tutto e bene.
Ma partiamo dall’inizio. Da cosa più strana e affascinante di Lanzarote è il passaggio dal marrone al nero. Dalla terra alla roccia, dal “levigato” al frastagliato. Percorri una strada e improvvisamente diventa tutto nero. Ma non solo, scendi dall’auto e trovi un vento che ti si porta via. Un paesaggio che ti rapisce, che crea stupore in quanto diverso da ogni altra cosa vista finora, a maggior ragione se devi fermarti a pensare e considerare che sei di fronte a dei vigneti.
E’ tutto nero. Un nero fatto di granelli di residuo lavico che hanno la caratteristica di farti vedere tutto estremamente ordinato e “liscio”. Dal giardino della casa che ci ospita alle vigne che stiamo visitando. Un po’ la consistenza, un po’il colore, fatto sta che la geometria di questi posti è veramente dominante.
Il panorama è fatto di piccoli crateri protetti da un semicerchio di muretto a secco, sempre posizionato con lo stesso orientamento in quanto il vento sembra che spiri sempre nella stessa direzione.
Bellissimo colpo d’occhio ma poi, con Alejandro, entriamo nel dettaglio. Sotto “il nero” c’è argilla, e il cratere è scavato per permettere alle radici di affondare nell’argilla. La “sabbia” nera, inevitabile visto il luogo, assolve al compito di mantenere il giusto equilibrio di umidità in un’isola nella quale l’acqua sembra essere una cosa preziosa.
Qui la Malvasia diventa “Malvasia Vulcanica”, proprio in virtù dell’adattamento di questo vitigno. Anche qui troviamo il Vijariego, affiancato alla Malvasia per proteggerlo dai conigli (che non gradiscono l’odore).
E poi voliamo con l’immaginazione (e non solo) passando dalla vigna alla cantina e infine alla bottega dove proviamo con Alejandro alcuni dei vini della linea MANTO. Il bianco secco che fa tre mesi di barrique, la Malvasia Volcanica, e un Tinto Joven che è un blend di Syrah, Merlot, Tintilla y Listán Negro, uno dei vitigni prevalenti nelle Canarie. Grande mineralità e freschezza per la malvasia, Listàn Blanco altrettanto minerale e fresco anche se lo avrei preferito senza legno (Alejandro non me ne volere) e Rosso interessante, con un buon carattere per quanto “Joven”.
Insomma, io questo posto ho provato a raccontarlo, ma è inutile.
Ci dovete fare un salto e lasciarvi ipnotizzare per un attimo dal panorama, dai vigneti e dalla oro grande accoglienza.
Ale, aùn gracias para tu tiempo y para tu manera de acompañarnos en este increíble lugar




