L’Olivera, il vino, l’approccio sociale e la vigna urbana di Barcellona.

Non è da tutti i giorni incontrare, nel vino, parole come utopia, realtà, fedeltà e resilienza. Mi è capitato recentemente a Bologna, allo Slow Wine Fair, nello stand degli amici Catalani de “L’Olivera”. Per quanto io possa capire e amare il castellano, ci ho messo un po’a capire il loro progetto. Sul banco una serie di vini, ma dalle parole di Pau Moragas, la persona con la quale ho avuto il piacere di parlare, ho capito che l’Olivera è qualcosa di diverso.

Rubo dal loro sito la definizione che descrive esattamente il manifesto di questa azienda.

L’Olivera è una cooperativa di lavoro e iniziativa sociale nel mondo rurale e periurbano. Coltiviamo vigneti e ulivi e produciamo vini e oli biologici, incorporando persone in difficoltà durante tutto il processo, mettendo le nostre capacità al servizio di un progetto comune. Abbiamo iniziato questa avventura nel 1974 a Vallbona de les Monges, nell’arida Catalogna interna, quando un gruppo di persone, guidate dal padre scolopio Josep Maria Segura, si stabilì nella città con l’idea di creare una comunità di vita e di lavoro che , da un lato, integra le persone con difficoltà, soprattutto quelle nelle situazioni sociali più svantaggiate e, dall’altro, propone un’uscita economica produttiva basata sui valori propri del territorio. 

E ancora

Questa esperienza alternativa, socializzante e carica di utopia ha cercato forme di vita e di lavoro umanizzanti, integrative e, in un certo senso, dissidenti rispetto allo sviluppo urbano e industriale. È stato un progetto collettivo nell’area rurale, in linea con altre esperienze accadute in vari luoghi d’Europa. Quella che oggi è nota come Economia Sociale e Solidale. L’economia del gruppo voleva essere fin dall’inizio agraria – come quella dei paesi vicini – e cooperativa – proprio per le potenzialità di questa forma di organizzazione. L’asse sociale è al centro del progetto produttivo, attraverso un progetto a misura d’uomo che mette al centro le persone. Per questo manteniamo il lavoro manuale sulle viti e sugli ulivi, etichettiamo a mano e numeriamo le bottiglie una per una. Siamo interpreti del territorio e lavoriamo applicando i criteri dell’agricoltura ecologica. La nostra sfida è sempre stata quella di realizzare prodotti che provengano dal patrimonio agricolo e che riflettano la loro terra e la sua gente.

Quello che mi ha incuriosito è anche il fatto che dal 2010 l’Olivera si è insediata anche in un parco naturale a ridosso di Barcellona, ed è qui che producono l’unico vino della città di Barcellona, anche in questo caso con un progetto di agricoltura sociale che genera anche opportunità di inclusione sociale per giovani con bisogni speciali.

Parlando con Pau ho capito che alla base di questa iniziativa ci deve essere convinzione e passione. Del resto, credo che l’agricoltura debba avere alla base anche un po’di passione per la terra. E’ da un po’ che sentiamo parlare di orti urbani. Confesso che a tali iniziative pensavo a zucchine, insalate e ortaggi in genere ma ancora non mi sfiorava l’idea del concetto di vigna urbana.

Scopro quindi l’esistenza della Urban Vineyard Association https://www.urbanvineyards.org/, una Associazione che promuove patrimonio rurale, storico e paesaggistico rappresentato dalle vigne urbane. Bella storia. A questo punto lancio un messaggio in codice all’amico Leonardo: cosa aspettiamo?

olivera.org

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Immagine di Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Editor e Co-founder di TheUnique. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.